9 giugno 2014

Viva i sinonimi.

Siccome riconosco di essere una persona alquanto scurrile e in questo periodo dell'anno la mia indole da scaricatrice di porto si palesa in tutta la sua disarmante loquacità, in questo post farò utilizzo del dizionario dei sinonimi. Si sa mai che qualche lettore ne uscisse scandalizzato.
L'argomento è questo: il caldo MAIALE.

Le vedo, quelle sculet..ancheggianti signorine dotate di occhialetti da sole all'ultima moda (quelli con la montatura di plastica colorata tendenti ad avere una forma nerdica, per intenderci), con le loro macchinette fotografiche marca "Riflesso", le loro gambe perfette adese agli shorts e le canottierine leggere.
Posso descrivervi le fotografie risultanti a memoria, tenendo gli occhi chiusi.

Luce altissima, a voler dimostrare quanto ca...diamine il sole di quest'oggi brucia la pelle, primo piano sul volto a voler mostrare quanto ca..perdirindindina i loro occhi siano azzurri (il 65% ha gli occhi azzurri), e quanto già si veda (vedete??vedete??) il segno dell'agognata abbronzatura.
Il restante 35% punterà chiaramente o sull'accecante biondaggine della capigliatura o sull'indicibile perfezione delle proprie gambe allungate sulla sdraio o sul tappetino in spiaggia.

Ebbene, vi dirò: quella che parla è la voce dell'invidia. Sì.
La mia carnagione fa riferimento a quella del conte Vlad (era fottu..dannatamente morto, nel caso vi sfuggisse), ponendosi fra le nuances del latte e dello yoghurt magro. Le rare volte in cui mi sottopongo a manciate di minuti (ho detto minuti, sì) sotto al sole senza protezione, il risultato è questo:
Che posa SESSSSSI.
Uno dice: va beh, durante il giorno ti conviene stare rinchiusa nel tuo bunker personale o cambiare lato della strada a seconda di dove si posizioni il sole proiettando la sua ombra. Va beh, dai. Di sera però è piacevole uscire con la libertà di non indossare sciarpe e cappottoni.
NO: NON AVETE CAPITO. Da recenti studi scientifici è stato accertato che la mia personale qualità di sangue è la più apprezzata da zanzare ed insetti simili. Ergo, evitando l'effetto Gabibbo sopracitato, il risultato che in ogni caso si andrebbe ad ottenere sarebbe questo:
Oh. Cielo.
Che si parli di effetto Gabibbo o di effetto Pimpa, diciamolo in maniera univoca: il risultato fa ca..evacuare.
Per cui non ci sarebbe degna conclusione per questo post se non dicessi, dizionario dei sinonimi alla mano e senza incespicarmi manco una volta: "Cara, irresistibilmente affascinante estate: mi stai sul pene".

24 maggio 2014

Tiriamo le conclusioni.

La logica mi porterebbe a pensare che dovrei avere raggiunto una sorta di equilibrio emotivo che mi consenta di stare generalmente bene, inteso come tendente al "ehi: bene davvero, non sto scherzando".

Nella realtà dei fatti, questo è l'elenco delle cose per cui ultimamente mi metto a piangere:
- vignette idiote che si condividono su facebook;
- scoprire di non avere tempo per fare la ceretta alle gambe con le strisce depilatorie (ve le ricordate le strisce?) al giovedì sera;
- scoprire che magicamente, durante la notte, la mia agenda di pazienti disastrati si è allungata ulteriormente prevedendo bambinetti ancora più disastrati*
- *scoprire che per bambini ancora più disastrati si intendono sottospecie umane di diavoletti della Tazmania e/o discendenti diretti e altrettanto vivaci di Otzi;
Otzi.
- occasioni in cui è necessario fare buona impressione e/o mostrare la mia inesistente inclinazione per la socialità;
- vedere persone che oltrepassano la soglia della porta dopo anni (secoli, addirittura) e, non dicendo nulla, nei dialoghi silenziosi tra di voi si odono le parole "sì, lo so: siamo le uniche coglione che resteranno per sempre qui";
- i treni in ritardo, poco tempo per fare le cose e corse da fare, possedendo la stessa attitudine sportiva di un pachiderma. Morto, s'intende;
- la previsione di un'Apocalisse in arrivo;
- la gente intorno che irradia beatitudine per l'estate che arriva. Cazzo ti ridi? Fa caldo, si suda, si puzza, sarà il mio compleanno e io avrò le solite due settimane di ferie in agosto in cui compatirò me stessa e la mia vita;
- l'essere abbastanza o il non esserlo;
- le sconfitte e le conseguenti testate al tavolo che non si possono (più) dare;
- la foto uscita di merda;

- Lo smalto che non è simmetrico tra le due mani, ma non sei ambidestra e quello sulla destra fa schifo ma la destra è la mano che usi di più e quindi FAFFANBAGNO.

Tirando le conclusioni, diciamolo: sono una bimbaminkia di merda.
Andrò a piangere in bagno e mi farò un selfie.

13 maggio 2014

Prendetemi come sono.

PERSONE NORMALI
-          Oggi ero un po’ triste perché mi manca avi..
-          Oh, che tenero..ma chi è avi? Hehe..
-          Oh quanto son scemo, la vecchiaia galoppa insieme al correttore automatico: tu mi MANCAVI… :P
-          Owwwwww….

IO
-          Oggi ero un po’ triste perché mi manca avi..
-          Owww che tenero..ma chi è avi? Hehe..
-          Avi, non ricordi? Il ragazzo vietnamita dello scambio interculturale….


ESATTO. IO.

5 maggio 2014

Toh, per una volta tanto, incoerenza [oh parbleau - se si scrive così]

Una si fa dei piani in testa, si fa un elenco certo di tutte quelle frasi che è sicura le sue labbra non saranno più in grado di pronunciare. 
Che ne so, tipo: "mi fido di te", "mi fai stare bene", "mi sento al posto giusto, al momento giusto, con la persona giusta", "sono quasi felice".

E poi, ecco:

..manda tutto a puttane.

La coerenza, santa pazienza.

26 aprile 2014

Learnings #5

1. Forse la ruota gira.
2. Rispondere male a una persona che se lo merita fa sentire bene dentro.
3. Parlare ed ascoltare fa sentire bene dentro.
4.Un po' di coraggio in più permette di arrivare a certi obiettivi che la paura non avrebbe nemmeno considerato possibile raggiungere.
5. Grosso non vuol dire grasso. Vuol dire grosso.
6. Una piccola smorfia di disapprovazione da parte di chi reputi importante fa sentire ferita.
7. Se correndo non ti ricordi più il motivo per cui lo stai facendo, allora fermati: non morirà nessuno per questo. E tu avrai meno fiatone.
8. Riprendere in mano lo smalto rosso corallo dopo tanto tempo è bello.
9. I jeans grigi hanno un loro perché. Anche le camicette verdi ce l'hanno. Soprattutto perché sono verdi.
10. Resto sempre un'autistica persona incredibilmente fisica.
11. "Una bambina" di Torey L. Hayden, è un libro che andrebbe letto almeno una volta nella vita.
Grazie A.S.S. del prestito.
12. Per carità: hai un corpo bellissimo e siamo in primavera; indossare però pantaloncini dorati inguinali in una sera dove non fa proprio caldissimo non mi può esimere dall'augurarti un cagotto fulminante seguito da una bronchite. E che sia noiosamente resistente alle cure.
13. Augurare cagotto e bronchite a un individuo odioso non fa di te una cattiva persona. Saresti stata cattiva se avessi invocato la sua morte.
14. Posso andare a letto all'ora che voglio; non ho bisogno di qualcuno che mi dica che è troppo presto.
15. Le frasi brevi con il punto finale sono meravigliose.
16. Estremamente meravigliose.
17. Sì.
18. Prima di scrivere qualsiasi cosa, occorre attendere l'ispirazione giusta. Altrimenti son tutte puttanate.
19. Devo ancora capire cosa significhi la calma che ho attualmente in corpo. Mi fa strano.
20. Un po' di musica alla fine fa sempre bene.

Perché qui la voce di Dido è inspiegabilmente calma.

19 aprile 2014

Game Over.

- Vede, mamma? Sarebbe come - facendo un esempio assurdo ed esagerato - se mi mettessi seduta davanti a un bimbo senza mani e gli chiedessi di prendere in mano una matita e scrivere -.

Rifletto su questa cosa che ho detto alla mamma di un mio pazientino, non più tardi di tre giorni fa.
La mamma ha sorriso ed annuito. D'accordo sul fatto di non pretendere certo troppo poco, ma nemmeno troppo dal suo bambino. Pretendere il meglio che possa darci con le sue potenzialità. Perché è il giusto. Perché il troppo farebbe male a lui e a noi.

E, tre giorni dopo, ci rifletto.
Perché predico bene e razzolo male.
Mi rendo conto di cullarmi in idealismo e utopia (forse); mi rendo conto di pretendere dalle persone ciò che molteplici volte hanno dimostrato di non sapermi dare. Di starci male a livello unidirezionale. Di farmi condizionare la giornata sulla base di queste richieste inesaudite.
E mi sento proprio stupida, perché sapevo di combattere una guerra persa in partenza.

Soprattutto a livello non pratico ma emotivo, sentimentale e intangibile, non si può chiedere a nessuno quello che non ha da dare. Un sentimento non si può obbligare, si può solo provare; e se non c'è, beh: non c'è.
Non ci si può restare male una, due, tre volte nel corso degli anni. Bisogna alzare bandiera bianca e affermare di avere almeno tentato di dare il proprio massimo perché emergesse.
Se non c'è è perché non doveva esserci, punto.

Occorre mettere in tasca l'orgoglio, smettere di dare capocciate ad un muro che non può crollare, medicarsi i bernoccoli, attorcigliarsi in uno strato protettivo in più, che non faccia notare la sconfitta e il proprio esserci rimasta male.
Ogni volta mi sorprendo della mia fragilità. Di quanto la cocciutaggine e la tenacia si sgretolino con poco. Il rendermi conto di tenere troppo a qualcuno che a me non tiene per niente.

La sensazione di essere un pacchetto che occupa il proprio posto. Che se cadesse dallo scaffale un giorno, potrebbe essere prontamente sostituito, come già successo con altri pacchetti. Tutti utili, nessuno indispensabile. Quell'etichetta di "seconda scelta", come con la carne, che sbrilluccica sulla fronte con le luci di Las Vegas.

Sono stata sconfitta.
Mi sono sconfitta da sola, come al solito.