Io non so cosa voglia dire essere genitori, però so di sicuro che per essere bravi ad esserlo, occorre conoscere i propri figli nelle loro essenze più pure.
Nella mia vita è qualcosa che ha a che fare con tanti aspetti.
Volermi bene, per esempio, anche se l'ultima volta che l'ho abbracciata - e maldestramente, anche - è stata quando è morta la prozia, 4 anni fa.
Apprezzarmi anche quando la sera al telefono, incazzata come sono con il mondo, le rispondo a monosillabi e se mi dice "ti voglio bene" (sempre lei, per prima), ribatto svogliata "anche io", sforzandomi di aggiungere le successive tre parole come eco alle sue, per non farla rimanere male.
È esserci anche se nel tragitto Crema - Cremona o viceversa in macchina io non spiaccichi parola eppure lui riesca a capire se son stanca, arrabbiata o triste e non mi dica nulla in aggiunta al solito "mangiamo una caramella alla menta?", perchè sa che star zitta è il mio modo di guarire.
È decidere di coccolarmi con gli sguardi anzichè con le braccia, perchè sa che odio le persone che mi toccano, mi baciano sulle guance, mi cingono le spalle o mi accarezzano, perchè sono cose che solo i bambini e l'Amore possono fare.
Non condannano, mamma e papà, il senso di inutilità che mi fa annaspare dopo un'uscita con le persone "normali", cosa che capita nella vita di tutti, prima o poi.
Intendo quelle che si baciano sulle guance, appunto, e discutono dei viaggi, dei libri, dell'attualità, del tempo balordo, delle foto belle, mentre io sono impegnata ad osservare le dita del cameriere che scorrono sui bordi dei piatti e mi chiedo come faccia a portarne quattro in equilibrio senza farli cadere.
Le persone che snocciolano aneddoti come se non ci fosse un domani mentre io mi ripeto nella testa che devo tenere la schiena dritta e le spalle distanziate e perdo inevitabilmente il filo del discorso.
Di solito sono le stesse che sono infastidite dai miei silenzi, le mie ancore di salvezza alla sopravvivenza.
La verità è che passare la vita sperando mi capiscano è un sacco faticoso.
E io faccio tanti tentativi per cercare di non deludere le aspettative.
Per esempio, mi sono obbligata a crescere e ora ho un paio di stivali alti, metto vestiti con le gonne e ho un lavoro di responsabilità.
Dentro, però - dentro, dico - sono ancora quella che si stupisce dell'approvazione degli altri tanto quanto dell'aria novembrina che taglia le guance al mattino presto. Quella che crede nel Natale magico.
Quella che i sassolini colorati nell'orto della nonna erano pietre preziose.
Ecco, i sassolini che, se li raccoglievo con la paletta e una volta filtrati col setaccio, finivano nel secchiello di plastica, non nel portafoglio.
Perchè era lì - lì, sì! -.
Era lì che andavano i veri tesori.
29 ottobre 2016
15 ottobre 2016
Elenco di quindici #8
Tipologie di genitori e/o pazienti che potrebbero capitare nel caso in cui si lavorasse per un servizio di Neuropsichiatria Infantile.
1. NEGAZIONISTI. Quelli che se dici: "Ehi, devi forse soffiarti il naso?", ti guardano e rispondono: "No!" come se avessi proposto di amputare loro un braccio, leccandosi le caccole arrivate fino al livello del mento.
2. DITTATORI. Quelli che sovrintendono i lavori e con le mani piantate sui fianchi esordiscono con: "Allora adesso giochiamo con Masha e Orso, Peppa Pig e poi facciamo le bolle". Sono, per intenderci, gli stessi con cui passerai dieci minuti impegnata nell'arduo tentativo di convincerli che se anche ogni tanto fai la cretina, loro sono i piccoli e tu l'adulta.
3. SUBACQUEI. Quelli che se lasciano cadere la matita, il colore, il pezzo di puzzle o di lego per terra, poi ci impiegano ore per raccoglierlo e tu temi che siano riversi sul pavimento a corto di ossigeno, con le gambette che sbattono sulle mattonelle.
4. TUTTOFARE. Quelli che: "Coloro io la scheda!", "Taglio io!", "Incollo io!", "Butto via io la carta!", che se mettessero lo stesso entusiasmo negli esercizi di articolazione batterebbero Mentana nelle gare di spelling e battute al minuto.
5. RIVOLUZIONARI. Quelli che è tutto "No". "Lavoriamo?", "No". "Coloriamo?", "No". " Giochiamo?", "No". "Restiamo qui?", "No". "Allora andiamo dalla mamma?", "No". Occhei.
6. ENTUSIASTI. Quelli che si stupiscono di qualsiasi cosa vedono. "Oh!! Il gioco di Peppa! Un libro arancione! Le pagine di carta! La colla appiccica! L'acqua è bagnata! Sono vivo!!". Se non fosse diseducativo, sarebbe da chiedere loro il nome del pusher di fiducia.
7. ZOMBIE. Sono quelli che si muovono e/o lavorano soltanto in cambio del loro personalissimo cervello da gustare. Di solito macchinine, dinosauri, bolle o disegni da colorare.
8. EVERGREEN. Sono quelli che vengono in terapia da tanto tempo, talmente tanto che arrivano a conoscerti e a preoccuparsi per te più della tua stessa madre. "E la micia come sta?". "Le vacanze al mare sono andate bene?". "Devi andare a casa a piedi con la pioggia?".
9. ILLUSI. Quelli che, quando compili la cartella per la dannatissima burocrazia, strabuzzano gli occhi e chiedono: "Oh, mancano poche righe! Quando è tutto scritto questo foglio vado via e non ci vediamo più?". Ehm no. Ne prendo uno nuovo e ricomincio, gioia.
10. AGENTI IMMOBILIARI. Sono quelli che sono tanto interessati a sapere se di notte, quando i bimbi vanno via dal centro e le luci sono spente, io mi metta a dormire nella mia stanza di terapia. È bella, è verde, ha giochi e disegni ma no. Alla sera scappo a gambe levate.
Quindi. I genitori:
11. TRADUTTORI. Quelli che il bimbo dice: "Maoeididi?", e loro sanno che vuole sapere dov'è il "Didi", il dinosauro. "Òonamotia?", ma certo, dopo andiamo dalla zia. "M73hdmwodpo#wueiuw*edbwk". Ah, vuole accertarsi che il lascito testamentario venga condiviso anche con Bobi, il cagnolino di pezza.
12. RICATTATORI. Quelli che: "Se Martina mi dice che hai fatto il bravo, dopo ti compro il gelato, altrimenti no". Che se la seduta è andata maluccio mi viene un coccolone al momento dell'uscita, insomma.
13. GIUSTIFICATORI. Quelli che: "Eh, le liste da leggere non siamo proprio riusciti a farle, non abbiamo avuto tempo questa settimana". Che, cazzo!, 120 secondi netti per leggere una cinquantina di parole non trovati sono una cosa grave in 7 giorni; significa non aver tempo di far pipì o cacca. E la mia conseguente esplosione non è ira, ma grave preoccupazione per la diuresi del ragazzino.
14. CATERPILLAR. Sono quelli che non mostrano un minimo di entusiasmo o flessibilità manco se il figlio torna da loro recitando la Divina Commedia a memoria. Al contrario. Con un bavaglio in bocca.
15. CUOCHI. Sono quelli che della vecchia storiella della mela alla maestra hanno fatto una sicurezza nella vita. Per il compleanno del figlio, il compleanno della terapista, il compleanno della segretaria, gli onomastici, Pasqua, Natale, Epifania, hanno sempre un dolcetto da portare al centro.
Tanto per dimenticare che la vita sa essere difficile.
Per affogare nelle calorie.
E morire.
Felici.
Amen.
1. NEGAZIONISTI. Quelli che se dici: "Ehi, devi forse soffiarti il naso?", ti guardano e rispondono: "No!" come se avessi proposto di amputare loro un braccio, leccandosi le caccole arrivate fino al livello del mento.
2. DITTATORI. Quelli che sovrintendono i lavori e con le mani piantate sui fianchi esordiscono con: "Allora adesso giochiamo con Masha e Orso, Peppa Pig e poi facciamo le bolle". Sono, per intenderci, gli stessi con cui passerai dieci minuti impegnata nell'arduo tentativo di convincerli che se anche ogni tanto fai la cretina, loro sono i piccoli e tu l'adulta.
3. SUBACQUEI. Quelli che se lasciano cadere la matita, il colore, il pezzo di puzzle o di lego per terra, poi ci impiegano ore per raccoglierlo e tu temi che siano riversi sul pavimento a corto di ossigeno, con le gambette che sbattono sulle mattonelle.
4. TUTTOFARE. Quelli che: "Coloro io la scheda!", "Taglio io!", "Incollo io!", "Butto via io la carta!", che se mettessero lo stesso entusiasmo negli esercizi di articolazione batterebbero Mentana nelle gare di spelling e battute al minuto.
5. RIVOLUZIONARI. Quelli che è tutto "No". "Lavoriamo?", "No". "Coloriamo?", "No". " Giochiamo?", "No". "Restiamo qui?", "No". "Allora andiamo dalla mamma?", "No". Occhei.
6. ENTUSIASTI. Quelli che si stupiscono di qualsiasi cosa vedono. "Oh!! Il gioco di Peppa! Un libro arancione! Le pagine di carta! La colla appiccica! L'acqua è bagnata! Sono vivo!!". Se non fosse diseducativo, sarebbe da chiedere loro il nome del pusher di fiducia.
7. ZOMBIE. Sono quelli che si muovono e/o lavorano soltanto in cambio del loro personalissimo cervello da gustare. Di solito macchinine, dinosauri, bolle o disegni da colorare.
8. EVERGREEN. Sono quelli che vengono in terapia da tanto tempo, talmente tanto che arrivano a conoscerti e a preoccuparsi per te più della tua stessa madre. "E la micia come sta?". "Le vacanze al mare sono andate bene?". "Devi andare a casa a piedi con la pioggia?".
9. ILLUSI. Quelli che, quando compili la cartella per la dannatissima burocrazia, strabuzzano gli occhi e chiedono: "Oh, mancano poche righe! Quando è tutto scritto questo foglio vado via e non ci vediamo più?". Ehm no. Ne prendo uno nuovo e ricomincio, gioia.
10. AGENTI IMMOBILIARI. Sono quelli che sono tanto interessati a sapere se di notte, quando i bimbi vanno via dal centro e le luci sono spente, io mi metta a dormire nella mia stanza di terapia. È bella, è verde, ha giochi e disegni ma no. Alla sera scappo a gambe levate.
Quindi. I genitori:
11. TRADUTTORI. Quelli che il bimbo dice: "Maoeididi?", e loro sanno che vuole sapere dov'è il "Didi", il dinosauro. "Òonamotia?", ma certo, dopo andiamo dalla zia. "M73hdmwodpo#wueiuw*edbwk". Ah, vuole accertarsi che il lascito testamentario venga condiviso anche con Bobi, il cagnolino di pezza.
12. RICATTATORI. Quelli che: "Se Martina mi dice che hai fatto il bravo, dopo ti compro il gelato, altrimenti no". Che se la seduta è andata maluccio mi viene un coccolone al momento dell'uscita, insomma.
13. GIUSTIFICATORI. Quelli che: "Eh, le liste da leggere non siamo proprio riusciti a farle, non abbiamo avuto tempo questa settimana". Che, cazzo!, 120 secondi netti per leggere una cinquantina di parole non trovati sono una cosa grave in 7 giorni; significa non aver tempo di far pipì o cacca. E la mia conseguente esplosione non è ira, ma grave preoccupazione per la diuresi del ragazzino.
14. CATERPILLAR. Sono quelli che non mostrano un minimo di entusiasmo o flessibilità manco se il figlio torna da loro recitando la Divina Commedia a memoria. Al contrario. Con un bavaglio in bocca.
15. CUOCHI. Sono quelli che della vecchia storiella della mela alla maestra hanno fatto una sicurezza nella vita. Per il compleanno del figlio, il compleanno della terapista, il compleanno della segretaria, gli onomastici, Pasqua, Natale, Epifania, hanno sempre un dolcetto da portare al centro.
Tanto per dimenticare che la vita sa essere difficile.
Per affogare nelle calorie.
E morire.
Felici.
Amen.
25 settembre 2016
Learnings #14
1. L'uomo, per sopravvivere, necessita di cambiamento. Grazie al cazzo, direbbe Darwin.
2. Se esci tardando dal lavoro dopo esserci stata 11 ore, hai il ciclo simil cascate del Niagara e le scarpe rotte ti fanno sanguinare i piedi, non hai comunque il diritto di sederti sul marciapiede e piangere come una bambina (anche perchè un ciclista ti potrebbe falciare all'istante, incurante della tua esitenza. Insisto, sì).
3. A volte ci si accorge di essere ottimi ascoltatori e pessimi oratori.
4. Riformulo: io non ho le parole necessarie per parlare a qualcuno davvero di come sto.
5. Vorrei avere il tempo di organizzare le idee che mi ronzano in testa in un elenco tipo quello che sto scrivendo ora.
6. L'amore, quello vero e forte e profondo, quello che non avevo mai provato, ultimamente mi sta salvando la vita.
7. Alle persone, in generale, non è che freghi molto.
8. Va bene, proviamo anche questa maschera anti stress al salice bianco e BIO timo. Se è bio, fa bene, no?
9. Quanto è difficile essere entusiasta quando vorrei solo nascondermi sotto il piumone con uomo e gatto che mi si accoccolano intorno?
10. Non ho tempo.
11. Ho dato un'occhiata a master e corsi di specializzazione. Perchè l'ho fatto? Io. Non. Ho. Tempo.
12. Internet può essere un mezzo eccezionale. Devo racimolare idee e coraggio e farmi avanti.
13. Voglio scrivere, cantare, creare di più.
14. Non voglio "vivere". Voglio vivere.
15. Ripetersi le cose aiuta a fissare i concetti.
16. Non voglio "vivere". Voglio vivere.
2. Se esci tardando dal lavoro dopo esserci stata 11 ore, hai il ciclo simil cascate del Niagara e le scarpe rotte ti fanno sanguinare i piedi, non hai comunque il diritto di sederti sul marciapiede e piangere come una bambina (anche perchè un ciclista ti potrebbe falciare all'istante, incurante della tua esitenza. Insisto, sì).
3. A volte ci si accorge di essere ottimi ascoltatori e pessimi oratori.
4. Riformulo: io non ho le parole necessarie per parlare a qualcuno davvero di come sto.
5. Vorrei avere il tempo di organizzare le idee che mi ronzano in testa in un elenco tipo quello che sto scrivendo ora.
6. L'amore, quello vero e forte e profondo, quello che non avevo mai provato, ultimamente mi sta salvando la vita.
7. Alle persone, in generale, non è che freghi molto.
8. Va bene, proviamo anche questa maschera anti stress al salice bianco e BIO timo. Se è bio, fa bene, no?
9. Quanto è difficile essere entusiasta quando vorrei solo nascondermi sotto il piumone con uomo e gatto che mi si accoccolano intorno?
10. Non ho tempo.
11. Ho dato un'occhiata a master e corsi di specializzazione. Perchè l'ho fatto? Io. Non. Ho. Tempo.
12. Internet può essere un mezzo eccezionale. Devo racimolare idee e coraggio e farmi avanti.
13. Voglio scrivere, cantare, creare di più.
14. Non voglio "vivere". Voglio vivere.
15. Ripetersi le cose aiuta a fissare i concetti.
16. Non voglio "vivere". Voglio vivere.
1 settembre 2016
Ed ora via.
Diciamola tutta.
Esiste il tempo per gli artisti maledetti, cupi e saccenti, che ti sbattono in faccia la loro arte e se provi ad accoglierla con positività ti mandano a fare in culo. Quelli che si fanno del male e dal loro male costruiscono una fortuna; quelli che fanno del male pure a te nel momento in cui ti avvicini. Quelli distruttivi, che la distruzione va accolta come risorsa ed ispirazione e se non li capisci tanto meglio, vuol dire che stanno facendo bene il loro mestiere. Quelli che se anche la forma non è perfetta, il contenuto è una bomba della miseria, quindi il resto lo si lascia passare.
Ecco. Poi c'è il momento in cui realizzi che il tuo artista tormentato ce l'hai avuto, e a dire il vero non è stata tutta 'sta meraviglia. Arriva il momento che sì: il mondo fa schifo e la vita è ingiusta e patiamo tutti insieme ma mi avete pure sfrangiato i maroni, poeti maledetti di stocazzo.
Lì si inizia ad apprezzare un altro tipo di artista, quello che sta nel suo cantuccio e le cose non te le urla in faccia, ma le sussurra. E usa parole delicate perchè conosce l'effetto che potrebbero avere e non ci tiene a sciupare le occasioni. Quello che con meno decibel esprime comunque concetti buoni e giusti, risplendendo della modestia rara e meravigliosa di chi sa di essere fortunato.
Io ho fatto la mia scelta, insomma.
Il rumore dell'acqua del mare, non della birra nel bicchiere.
La descrizione di un gesto, non di un incubo allucinato.
Melodie, non strozzature.
Le parole di tutti i giorni, non l'Enciclopedia Treccani.
Darsi tempo, non correre a perdifiato.
Che il segreto della cura è la magia, mica la morte.
Gli altri, per dirla a modo loro, "mi hanno rotto i coglioni".
Quasi come i ciclisti sul marciapiede, o forse di più.
Esiste il tempo per gli artisti maledetti, cupi e saccenti, che ti sbattono in faccia la loro arte e se provi ad accoglierla con positività ti mandano a fare in culo. Quelli che si fanno del male e dal loro male costruiscono una fortuna; quelli che fanno del male pure a te nel momento in cui ti avvicini. Quelli distruttivi, che la distruzione va accolta come risorsa ed ispirazione e se non li capisci tanto meglio, vuol dire che stanno facendo bene il loro mestiere. Quelli che se anche la forma non è perfetta, il contenuto è una bomba della miseria, quindi il resto lo si lascia passare.
Ecco. Poi c'è il momento in cui realizzi che il tuo artista tormentato ce l'hai avuto, e a dire il vero non è stata tutta 'sta meraviglia. Arriva il momento che sì: il mondo fa schifo e la vita è ingiusta e patiamo tutti insieme ma mi avete pure sfrangiato i maroni, poeti maledetti di stocazzo.
Lì si inizia ad apprezzare un altro tipo di artista, quello che sta nel suo cantuccio e le cose non te le urla in faccia, ma le sussurra. E usa parole delicate perchè conosce l'effetto che potrebbero avere e non ci tiene a sciupare le occasioni. Quello che con meno decibel esprime comunque concetti buoni e giusti, risplendendo della modestia rara e meravigliosa di chi sa di essere fortunato.
Io ho fatto la mia scelta, insomma.
Il rumore dell'acqua del mare, non della birra nel bicchiere.
La descrizione di un gesto, non di un incubo allucinato.
Melodie, non strozzature.
Le parole di tutti i giorni, non l'Enciclopedia Treccani.
Darsi tempo, non correre a perdifiato.
Che il segreto della cura è la magia, mica la morte.
Gli altri, per dirla a modo loro, "mi hanno rotto i coglioni".
Quasi come i ciclisti sul marciapiede, o forse di più.
9 agosto 2016
Learnings #13
Durante questa estate sto sperimentando un'alternanza continua di momenti in cui sembra tutto perfetto e altri in cui prenderei a mazzate la gente.
Detto questo sono in ferie, quindi va tutto molto bene. Figuriamoci quando sarò anche in vacanza.
1. Credo che le proprie fortune non vadano sbandierate e mostrate al solo scopo di procurare invidia. Credo che vadano conservate ed osservate come piccoli gioielli preziosi, ma forse sono io che lo credo perchè durante la mia vita mi è stato insegnato a guadagnarmi le cose.
2. La gente non capisce quanto coraggio serva per indossare un costume a due pezzi.
3. A volte è necessario guardare film horror che - si sa - ti faranno cagare.
4. Ho sempre paura di disturbare la gente. Nel dubbio non faccio, non dico, non chiedo. Ed è sbagliato, perchè io non disturbo nessuno, lo so. Devo solo convincermene.
5. Quando scrivi un racconto e il finale è presente nella tua testa ma non si concretizza, è una rottura di scatole.
6. Ho una grande capacità di resistenza, e penso derivi dal fatto che so interpretare abbastanza i pensieri che si annidano dietro a quei comportamenti che farebbero incazzare pure il Dalai Lama.
Detto questo sono in ferie, quindi va tutto molto bene. Figuriamoci quando sarò anche in vacanza.
1. Credo che le proprie fortune non vadano sbandierate e mostrate al solo scopo di procurare invidia. Credo che vadano conservate ed osservate come piccoli gioielli preziosi, ma forse sono io che lo credo perchè durante la mia vita mi è stato insegnato a guadagnarmi le cose.
2. La gente non capisce quanto coraggio serva per indossare un costume a due pezzi.
3. A volte è necessario guardare film horror che - si sa - ti faranno cagare.
4. Ho sempre paura di disturbare la gente. Nel dubbio non faccio, non dico, non chiedo. Ed è sbagliato, perchè io non disturbo nessuno, lo so. Devo solo convincermene.
5. Quando scrivi un racconto e il finale è presente nella tua testa ma non si concretizza, è una rottura di scatole.
6. Ho una grande capacità di resistenza, e penso derivi dal fatto che so interpretare abbastanza i pensieri che si annidano dietro a quei comportamenti che farebbero incazzare pure il Dalai Lama.
7. Ho sonno ma non riesco a dormire.
8. Se passo un giorno al fiume col costume a due pezzi, poi ne passerò altri tre come minimo a grattarmi le scottature nonostante avessi la crema. È un'ingiustizia.
9. I gatti sono animali notturni e, quando ne hanno la possibilità, scappano dal balcone e non si sa dove vadano. Bisogna farsene una ragione, oppure ti ammazzeranno.
10. Ci sono menti affini. Punto.
11. Se l'acqua mi arriva al seno, anche se tocco e non sono in pericolo, io SO di poter morire. Lo so.
12. Concludo. I frullati di pesca con latte e ghiaccio tritato sono i migliori amici della mia estate. Grazie Magic Bullet tarocco. Grazie.
29 luglio 2016
Svastica.
Questa è la dimensione nella quale ritorno quelle volte in cui ho nostalgia di casa, quando avrei voglia di spaccare tutto ma poi non lo faccio perchè, anche se ne avessi il diritto, sono - in fondo - un essere pacifico. È la dimensione che mi accoglie ogni volta e mi dice che sono la benvenuta, che assicura che capirò motivi e ritmi senza sforzo.
È un racconto. Un racconto di Charles Bukowski, il primo per me che di suo non ho mai letto niente. Gli ubriaconi non mi stanno simpatici, a dirla tutta.
È un racconto. Un racconto di Charles Bukowski, il primo per me che di suo non ho mai letto niente. Gli ubriaconi non mi stanno simpatici, a dirla tutta.
Il racconto narra del rapimento del Presidente degli Stati Uniti, e non di un Presidente qualunque, ma del prescelto; quello che, dopo l'organizzazione degli omicidi Kennedy, è l'unico che possa davvero diventare il destinatario più compatibile.
Un contenitore, a tutti gli effetti, di un'identità altrui; quella che appartiene ormai ad un vecchio uomo, un ex dittatore tedesco creduto morto e invece sopravvissuto al Tempo e alla Storia. Uno che non ha mollato le redini del potere e, imbracciata la potente arma del progresso scientifico, la utilizzerà per sovvertire la gerarchia mondiale.
Uno scambio di corpi, per la precisione: chi era canuto e claudicante diverrà potente e pericoloso. D'altro canto chi crederebbe a un vecchio che nemmeno ricorda il proprio nome, se dovesse affermare di essere il Presidente degli USA?
Verrà naturalmente rinchiuso in un ospizio, dove sarà richiamato per il pranzo e distolto dalle sue solite fantasticherie, compatito perchè la troppa passione per la politica lo ha ridotto ad uno straccio.
Per non parlare di quei baffetti sotto al naso, così simili a vecchi estremismi decaduti.
È una storia che insinua, insomma. Verrà infatti censurata per lungo tempo in Italia, esclusa dalla raccolta di cui fa originariamente parte, "Storie di ordinaria follia".
Ma il punto cruciale, per me, è un altro.
"Svastica" è - al di là delle insinuazioni appena citate - un racconto ben scritto, ben pensato, ben architettato.
È quella dimensione sicura e ben delimitata che assicura cinque minuti di lettura e l'attivazione del pensiero. Forse addirittura una notte tranquilla.
A chi scrive bei racconti dovrebbe essere dato un contributo economico, nessuno escluso: professionisti, principianti e appassionati amatoriali.
Chi scrive racconti, e forse Charles lo sapeva, ha una grande responsabilità: quella di avere poche parole e righe a disposizione per raggiungere lo stesso obiettivo che i grandi romanzieri ottengono con un libro intero, forse una saga: un sospiro di serenità.
E mica si dice merda, nè?
24 luglio 2016
Stamattina pioveva e mi son detta "auguri".
Su date sudate
piegate falangi
s'imprimono inermi;
lo smalto scheggiato
- un rosso corallo,
ricordo del bello,
entusiasta
motivo per cui
questo account ho voluto
creare -.
Ma il tempo
è una goccia
che cade
e cadendo
solleva zampilli
e polvere e i grani
s'infilano subdoli
- orpelli ancestrali -
negli occhi,
nei denti,
nei pori sudati.
Su dati mi prostro,
mi arrendo,
mi ignoro.
Su dati intasati
prometto che mai
patirò del ritardo
quel triste supplizio
che annega la voglia
- mai più -:
piegate falangi
s'imprimono inermi;
lo smalto scheggiato
- un rosso corallo,
ricordo del bello,
entusiasta
motivo per cui
questo account ho voluto
creare -.
Ma il tempo
è una goccia
che cade
e cadendo
solleva zampilli
e polvere e i grani
s'infilano subdoli
- orpelli ancestrali -
negli occhi,
nei denti,
nei pori sudati.
Su dati mi prostro,
mi arrendo,
mi ignoro.
Su dati intasati
prometto che mai
patirò del ritardo
quel triste supplizio
che annega la voglia
- mai più -:
l'iperfoga.
Iscriviti a:
Post (Atom)



