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20 settembre 2021

Si è rotta l'estate.

Niente, non riesco in alcun modo a distogliere la mia mente da questa manciata di parole: si è rotta l'estate.

Il motivo per cui vorrei liberarmene è che non è mia, l'espressione, ma del mio ex. Il motivo per cui non riesco a farlo è perché mi è sempre piaciuta follemente.

Ricordo un'estate di qualche anno fa, era agosto inoltrato, e stavamo camminando in mezzo alle bancarelle di una festa politica (ovviamente); una folata più rigida delle altre ci ha fatti stringere nelle nostre felpe e tu hai esclamato: "Ecco. Si è rotta l'estate. È fatta, non tornerà più indietro". Ed era vero. 

Quell'estate non ci sono stati più pomeriggi torridi, serate in magliettina leggera, piroette sul letto alla ricerca di una qualsivoglia corrente d'aria. L'estate si era rotta, semplicemente. Era il caso di fare i conti con settembre, con tutti i propositi lasciati in sospeso a giugno, con le agende da riprendere a compilare. Con la conclusione di tutti quei giri che ci facevamo in gelateria.

A volte l'estate si rompe ad agosto, ho imparato. Altre a settembre. Quest'anno, l'estate, si sta rompendo adesso. Io lo sento, voi lo sentite? Chissà. 

Mi chiedo se abbia pronunciato anche lui queste parole, ultimamente. A volte ripenso a come finiscono le cose. A come ci si allontana improvvisamente da chi ci è sembrato prima così vicino. È che nel nostro caso non si era rotta solo l'estate. Si era rotto un po' tutto. E in un modo che nemmeno la supercolla avrebbe saputo risolvere. In un modo che nemmeno un giro in gelateria sfidando i primi freddi avrebbe saputo risolvere.



17 luglio 2017

Il doppio fondo della contestazione.

Sei muschio bianco sul collo,
la ferita sanguinante
che non mi farò cadendo,
rimanendo a camminare
su scarpe rovinate dalla mia
incrollabile
fede pedonale.

Sei il nero del caffè al mattino,
novanta centesimi
in centro
a marzo [deve esistere per forza],
quello che esci in piazza felice e ti dici
quant'è bello
il sole sui sanpietrini è bello.

E sei infine lenzuola pelose di notte
calda
e nascosta all'estate [che fa paura],
di code scattanti
nel parco dietro casa - non fa rumore la vita -
e la libertà
a tratti

dilaga.




19 giugno 2017

Elenco di quindici #10

Aggiornamento di questo post QUI. Ribadisco. Stai con un musicista se:

1. "Suoniamo alle 21, quindi partiamo alle 15". We love soundcheck. Anche no.
2. "Suoniamo alle 21, quindi saremo a casa per le 3 stanotte". We love anche i ritardi che fanno figo e aspettare tutte le band che suoneranno successivamente. Perchè siamo una grande famiglia.
3. "Tu prendi il borsone dei vestiti". Sì, quello con la maglietta nera col logo figo, la maglietta chiara che se fa caldo non si sa mai, la camicia che se si alza l'arietta poi sto male, la felpina leggera che metti che diventa nuvoloso, la felpa pesantina che va bene che è estate ma siamo in collina/semimontagna, i calzini doppi no che sono già infilati nel cruscotto e..ah! Le solette di ricambio che mi puzzano i piedi.
4. "Si sentiva la fisa? E la tastiera? E la voce nei cori?". Tutto questo dopo che durante il concerto lui ti fa cenni segreti che manco il miglior giocatore di briscola in coppia.
5. "Tu suoni nel gruppo?". No. "Ah canti?". No, sono la ragazza del... "Aaaah, sei la GROUPIE!". Mi stai dando della pu-..va beh. Quello che vuoi.
6. "Facci un po' di foto, mi raccomando". Fa niente se il mio Lumia fa foto sgranate e sfuocate anche se mentre clicchi fai un respiro troppo sentito.
7. "Ho pubblicato la foto del concerto, hai visto?". Ho visto. Vedo tutto. Anche tutti i "mi piace" delle zoccole, cosa credi?
8. "C'era uno che mi ha chiesto se mi andasse di suonare con lui". Sicuro. Di notte. Tra le 3 (visto che si torna a quell'ora - vedi punto 2.) e le 4.
9. "Sai quell'impegno che abbiamo fissato da un anno e mezzo? Non ci sono. Ho un concerto".
10. "Ah, fai gli anni proprio il 24? E non puoi spostarlo di un giorno che il 24 suono?".
11. "Cosa dicono le tue amiche che sono venute a sentirmi suonare? Sono piaciuto?". È chiaro che sei piaciuto, altrimenti non sarebbero nella mia cerchia di amicizie. Ma con non troppo entusiasmo, perchè non ho amiche troie, IO.
12. "Senti questo punto dell'arrangiamento in questa canzone. È un genio. Cambia tutto". Captare segnali alieni, ci stai riuscendo. Io meno.
13. "Tranquilla, ci sono anche le fidanzate di tutti gli altri". Non ci sono, mai. Perchè sono più furbe di te.
14. "È un musicista particolare. In pratica sperimenta dei nuovi suoni pur rimanendo sul classico. Ti piacerà". Farà cagare.
15. "Buongiorno amore, ben svegliata. Stasera suoniamo alle 21, ma prima del concerto facciamo le prove, quindi partiamo tra cinque minuti".

Bello de zia.

25 settembre 2016

Learnings #14

1. L'uomo, per sopravvivere, necessita di cambiamento. Grazie al cazzo, direbbe Darwin.
2. Se esci tardando dal lavoro dopo esserci stata 11 ore, hai il ciclo simil cascate del Niagara e le scarpe rotte ti fanno sanguinare i piedi, non hai comunque il diritto di sederti sul marciapiede e piangere come una bambina (anche perchè un ciclista ti potrebbe falciare all'istante, incurante della tua esitenza. Insisto, sì).
3. A volte ci si accorge di essere ottimi ascoltatori e pessimi oratori.
4. Riformulo: io non ho le parole necessarie per parlare a qualcuno davvero di come sto.
5. Vorrei avere il tempo di organizzare le idee che mi ronzano in testa in un elenco tipo quello che sto scrivendo ora.
6. L'amore, quello vero e forte e profondo, quello che non avevo mai provato, ultimamente mi sta salvando la vita.
7. Alle persone, in generale, non è che freghi molto.
8. Va bene, proviamo anche questa maschera anti stress al salice bianco e BIO timo. Se è bio, fa bene, no?
9. Quanto è difficile essere entusiasta quando vorrei solo nascondermi sotto il piumone con uomo e gatto che mi si accoccolano intorno?
10. Non ho tempo.
11. Ho dato un'occhiata a master e corsi di specializzazione. Perchè l'ho fatto? Io. Non. Ho. Tempo.
12. Internet può essere un mezzo eccezionale. Devo racimolare idee e coraggio e farmi avanti.
13. Voglio scrivere, cantare, creare di più.
14. Non voglio "vivere". Voglio vivere.
15. Ripetersi le cose aiuta a fissare i concetti.
16. Non voglio "vivere". Voglio vivere.


Una stanza PIENA di micini.

3 aprile 2016

Posti.

Ho tutta l'intenzione di segnarmi tutti i posti in cui vorrei andare.
Così, giusto perchè poi non mi si dica che non ho ambizioni o che non esprimo i miei desideri. Che poi non sono così estremi. Saranno quasi tutte destinazioni italiane o comunque vicine all'Italia. Il che mi fa anche pensare che sono un po' una sempliciotta. Ma va bene così. 
Magari lo faccio anche per riaprire questo post un giorno e depennare i numeretti (viva gli elenchi). E anche perchè a parlarne un po', le vacanze sembrano quasi più vicine e possibili.

1. Le Cinque Terre. In particolare voglio vedere per forza questo paesaggio proprio da questo punto di vista:

2. Firenze. Io non ho mai visto Firenze.

3. Il lago di Endine. Mi piace.

4. Marsiglia. Sarà che mi fa venire in mente il sapone, ma mi dà l'idea di un posto pulito.

5. Il Castello di Sammezzano, Reggello. Collegabile al punto 2, dato che si trova in provincia di Firenze. Ha questa stanza. No, dico:

6. Vari altri laghi (come idea il lago mi piace, se non si fosse capito). Ad esempio il lago di Misurina e quello di Braies.




7. La Foresta Nera. Ha un bel nome. E è un verdebosco.

8. Siviglia. Fa rima con Marsiglia, e quindi mi piace. Boh. Mi pare una ragione sufficiente.

Per ora basta, dai. Se no mi viene la depressione. Ciao.

6 gennaio 2016

Sole.

Alla fine il sole tornerà sempre,
dopo il nevischio, le uvette nere, i tavoli allungati.
Tornerà dopo le fughe su canali veri o dipinti,
dopo i graffi sulla porta, le ore di ozio, il sonno rubato al pomeriggio.
Tornerà e riporterà alla mente vacanze lontane,
primi tentativi di un nucleo in formazione,
di uno e uno che fa uno e non due,
perché se anche non opinabile, 
la matematica a volte si adatta alla vita.
Il sole ritornerà e soffierà nel naso profumi futuri:
ci sarà un albero, allora, e una stanza sempre in disordine
con i colori mezzi aperti e cinque opere in corso;
ci sarà un tiragraffi in un angolo,
un piano, una poesia appesa alle pareti
- a ricordo costante dei punti di partenza
come bivio al contrario, che si debiforca
(e debiforca sarà accettato dai dizionari, nell'allora) -.
E il forno sarà sempre caldo,
google maps costretto a far calcoli
e scorci nascosti si paleseranno alle nostre fotocamere.
E a volte, ci saranno volte in cui
- come spesso mi capita - mi metterò a piangere
senza un perchè. Perchè son donna,
e mi piace pensare che solo le donne sappiano intuire
quando gli angeli soffrono, e ne soffrano, di conseguenza.
Beh, piangerò. E quando mi domanderai il motivo
- e io non saprò trovarlo -
nell'allora mi dirai, sorridendo in quel tuo modo bambino,
di non preoccuparmi mai.
Che il sole torna sempre, alla fine, dirai.
Di non preoccuparmi affatto.


22 dicembre 2015

Luci e luci.

Ho scoperto che ci sono luci e luci, che uno ci creda o no.
Ci sono le luci delle macchine, che quando c'è nebbia è meglio starci attenti, soprattutto quando si attraversa lo stradone.
Ci sono le luci del posto di lavoro, che se dal corridoio alla mattina presto le si vede accese si sa che ci sarà il primo caffè condiviso, a scaldare dentro.
Ci sono le luci di Natale, che chi le critica o non le sopporta deve essere proprio cresciuto, e non si sa se sia un bene.
Ci sono le luci che si riflettono lontane sull'acqua del mare, che ci si sente in vacanza e si è felici.
Ci sono le luci che si accendono sullo schermo e si risponde col sorriso che si allarga, sentendo vicino chi è lontano.
Ci sono le luci negli occhi dei bambini, e quelle sono speciali perchè tolgono anni e polvere dal cuore e donano speranza e voglia di cambiare.
Ci sono le prime luci del mattino, ne parlano in tanti, e a volte servono per prendere decisioni sulle quali si stava ruminando da tempo senza uscita.
Ci sono le luci dei sogni che si avverano, quelle che partono da un palco e raggiungono le orecchie, e le mani che stringono i fianchi sono calde e conosciute e tutto sa di vento.

Ma poi, alla fine, ci sono anche altre Luci.
Sono quelle che ciascuno si sceglie e che illuminano la vita, quelle che non si spengono mai ma brillano per sempre. E suonano, sì. Suonano una musica dolce e forte e tiepida e accogliente e nutriente. Sono Luci che parlano quando le parole degli altri non danno alcun conforto. Sono Luci che guidano e compiono magie. 
La magia più bella, per esempio, è la felicità. 
E mica serve altro.

Buon Natale.

1 novembre 2015

Uomini e donne.

Gli uomini sono imbecilli. 
Cioè non lo dico io perché sono io: è il risultato di studi scientifici di alto livello. Io seguito ad essere una delle promotrici ufficiali, tutto qui. Uno dei principali soggetti di cui la scienza si avvale per sperimentare sul campo questa teoria. 
Lo faccio a titolo gratuito, voglio precisarlo. Per la gloria e la sete di conoscenza, che spesso è cosa amara.

Nello specifico, si parla di cellulari.
Quegli oggetti sottili per lo più di forma rettangolare che oggigiorno gli esseri umani utilizzano per tenersi in contatto con gli altri, che siano famigliari, amici, sconosciuti, colleghi, o povere innamorate a chilometri di distanza che si chiedono cosa stia facendo l'amato in quel momento.
Ecco. Lo scarso possedimento di testa dell'essere umano maschio lo porterà ad essere spesso in ritardo e a dimenticare l'oggetto sopracitato nel salotto della propria abitazione, alla mercè di gatti, tempo che scorre e acari della polvere. Un magro destino.

Se non fosse che l'amata - conscia di essere l'unico essere vivente con cui l'uomo si tiene in contatto ogni giorno - inizia alle 8 del mattino a ruminare quelle assurde paranoie esistenziali del tipo: "ahah. Lo ha lasciato a casa di sicuro. Lo avrà lasciato a casa? La devo prendere con filosofia? E se non è stato bene in casa da solo? Avrebbe potuto avvisarmi col telefono di un collega, ma è un uomo, si sa, non ci arriva. E se è caduto per terra e il gatto sta leccando il suo cervello? Non tanto per lui, quanto per il gatto che morirebbe di fame, ecco...". L'amata manderà pochi messaggi, l'ultimo dei quali riporterà questo messaggio: "Spero che tu abbia solo lasciato il telefono a casa..".

E quando alle 17.50, insieme ad ulcera e mal di testa, arriverà la risposta "AHAHAHAHAHA...ma certo amore!!!", non resterà che chiedere una cosa:

 
E soprattutto: CAZZO RIDI????!!

A nulla serviranno le scuse: "Sai come sono fatto! Solo perché siamo nell'era dei cellulari, una volta le persone non si sentivano per giornate intere". Esatto, tesoro. Siamo nel futuro, si chiama progresso, fattene una ragione. "Ma se mi fossi fatto male ti avrebbero avvertito, no?". Cazzo dici? Non sono tua parente io. 
E alla fine della fiera, ragazzi miei, devono avere ragione loro.
Non te la danno vinta manco morti. E allora? Allora te lo dico io:

Ciaone.


17 ottobre 2015

Domande. Domande.

Come si comporta la gente normale?
Qual è l'atteggiamento giusto? 
Quali le parole, quale il modo di reagire, i pensieri da fare, da assecondare, da inibire?
Cosa si dice sul divano sovrapopolato, raggomitolati nella copertina, quando il calore di un corpicino peloso in più scalda e fa sentire bene?
Cosa si fa, io mica lo so, quando c'è quella sensazione di "quasi famiglia"?

Domande.
Domande.
Bello lui.
See u on December 💚

29 settembre 2015

Tipo, nel senso: tutto chiaro.

Come sempre, ritengo che alla fine la differenza la facciano l'arrendersi o il combattere.
Non la fa la fortuna, cosa che non sono tanto certa esista, non la fa il destino. No.
Il vero punto di svolta in una situazione di merda, è l'andare controcorrente e marciare contro quell'assurda tendenza a raggomitolarsi su se stessi davanti al dolore. Mollare la presa nei confronti dell'ennesima corazza e andare, fare, conoscere, provare, dire.

Me lo insegnano i bambini tutti i giorni: quelli che esitano sono infinitamente più problematici di chi ci prova, perchè il tentativo può andare a vuoto, ma la soddisfazione eventuale di avercela fatta è di gran lunga più potente e dirompente. Può trasformare una seduta da mediocre in una strepitosa, e un sorriso tirato in uno scoppio di gioia.
I bambini che ce la fanno sarebbero da aggiungere all'elenco delle Meraviglie del Mondo.
Incarnano in loro l'adrenalina accumulata durante atti di immensa fatica e la consapevolezza di aver fatto quel passo in più che cambia l'esistenza. Verso l'autonomia, verso il benessere, verso la Bellezza.

Dovremmo imparare da loro, noi "grandi". Lasciarci andare un po' di più; provare a condividerla, quell'idea che tanto ci spaventa. Darle credito, perché se esiste è perché è necessaria.
Non negare un'esigenza, ma tentare di parlarne. Comprendere che quando "è il momento", da quello non si scappa. Non avrebbe senso.

E, allora, dovremmo combattere. Non contro qualcosa, ma PER qualcosa.
Per noi stessi, prima di tutto (e quanto è poco casuale il fatto che usi il "noi"!!). Per le nostre idee. Per la nostra felicità, tipo.
Nel senso: per il futuro.


12 settembre 2015

Vinci o Pennetta? Io lo so.

Ecco, vedete. C'è questa cosa che penso, ultimamente.
Che quando una persona mi spinge a superare i miei limiti, mi tiene testa e fa sì che io metta in discussione le mie inutili paranoie esistenziali e la mia innata e controproducente sociofobia, allora vale la pena investirci tempo, energie, sogni.

Quando negli occhi di una persona vedo passione per quello che fa, lacrime ed emozioni e nessuna tendenza a nascondere tutto questo, allora vuol dire che in lei c'è Bellezza. Vuol dire che non occorre ergere palizzate o indossare scudi, o impilare mattoni, o corazzarsi di spine.

Quando le esperienze si colorano d'argento che brilla, quando poi diventano tante, tutte allineate e ricche nella memoria, quando diventano bei ricordi, allora il tutto assume la forma di un album. Uno di quelli spessi, con tante pagine che ancora non sono state sfogliate.

E allora stasera. Stasera che - lo so - la poltrona sarà piazzata davanti alla televisione, i pugni ogni tanto piantati nei braccioli e le imprecazioni sussurrate tra i denti. Stasera che - tanto sono entrambe italiane, che storia! - tutti si staranno facendo questa benedetta domanda: Vinci o Pennetta?
Beh, io lo so. È chiaro: Vinci. 
Vinci, tu. Tu. 
Sempre.

16 agosto 2015

Nemmeno se.

Nemmeno se mi perdessi continuamente chiavi, portafoglio e telefono lasciandoli sul marciapiedi o sul tettuccio della macchina.

Nemmeno se Mannarino mi dicesse che a Carroponte mi ha notata nel mezzo della folla e ha riscritto la canzone cambiandola in "Me so' 'mbriacato de Martina".

Nemmeno se dovessi sbagliare sempre strada col navigatore e arrivassimo in ritardo a qualsiasi appuntamento, costretti ad andare avanti indietro sulla stessa via per dieci volte, col trattorino che ci prende per il culo.

Nemmeno se mi comprassi decine di mantelline per la pioggia rosa confetto.

Nemmeno se dovessi impiegare ore per svegliarti al mattino, sfiorandoti il braccio e tu che mi assicuri "sì, sì", col testolino per dirmi "sono sveglio". E invece non è vero.

Nemmeno se il passato dovesse continuare a ferirti e io a lottarci contro, provando a cancellarlo col nostro presente.

Nemmeno se tutte le volte si inaugurasse il viaggio morendo di incidente stradale*.

Nemmeno se continuassi a farmi notare "patatine" per le strade e fotografare gente casuale per poi modificare le immagini e mandarmene trenta per volta (sì, bella 'sta sciura che guarda il Colosseo, ma io e te dove siamo?).

Nemmeno se continuassi a ungermi di creme di ogni tipo e io facessi SWISSH ogni volta che mi abbracci e/o scivolassi sul pavimento sbattendo il sederone (perchè mettersi ettolitri di crema "fa bene").

Nemmeno se continuassi per l'eternità a portarmi in posti dove sono morte persone, a farmi sentire canzoni in cui si racconta la storia di persone morte, a chiedermi informazioni geografiche e storiche sapendo la mia innata riluttanza per l'argomento (Quito. La capitale dell'Ecuador è Quito).

Nemmeno se tutte queste cose si avverassero io ti mollerei. Ma manco morta.
Mettilo in conto, perchè è una minaccia, sì.


Ho imparato che più si pospone il momento in cui si vuole scrivere qualcosa, più significa che si ha paura di far uscire i concetti dalla propria testa.
Perchè perdere belle cose, o comunque farle sbiadire, fa tremare un po' dentro.

*
Per non far preoccupare nessuno (..ma chi?).

31 luglio 2015

A tutto.

Ottimismo, sì.
Sono ufficialmente in ferie, scrivo questo post con una nuova, fantastica tastiera bluetooth (grazie A.S.S.) e per 17 giorni nessuno mi romperà piu' le scatole.

C'è qualcos'altro. Vacanza.
Per la prima volta questa parola assume per me un significato concreto, io che da sempre sono abituata a pensare che le vacanze siano per la gente che sta bene, che ad andare via ce la fa, che non ha sacrifici da fare per arrivare alla fine del mese.
Non sono abituata ad andare in vacanza. Non ne ho mai avuto possibilità e motivazione; non mi è stato insegnato, ecco.

Quest'anno la motivazione è forte e importante, e voluta.
Quest'anno ho abbandonato le mie vesti usuali e ne ho indossate di nuove, colorate, strane. In molti sensi, davvero.
Ringrazio chi ha deciso di darmi questa possibilità. Ringrazio me stessa, per essere quella che sono. Ringrazio chi ho scelto e che mi sta accanto in ogni modo, e lo fa con pazienza e comprensione, quasi che il reciproco adattamento non sia compromesso ma immenso piacere. Ringrazio che tutto questo non mi sia fatto vivere come un peso ma come un'immensa fortuna.

Sono felice. Sorrido.
L'estate, per la prima volta, non è gabbia ma opportunità. Voglio coglierla a palmi aperti, godendone ogni secondo.
Un anno fa stava per cambiare il mio mondo, e io ancora non lo sapevo.
Non è tutto facile, non è tutto chiaro, ma io so che sarebbe bastato un nulla e tutto quello che sto vivendo sarebbe potuto non accadere.

Sono pronta a bruciarmi il naso prendendo il sole.
Ad innamorarmi di nuovi posti, nuove città, nuove facce.
A mettermi in gioco ancora e ancora e ancora.
A ricaricarmi, a rilassarmi, a ricominciare.
A fare discorsi seri e idioti, a viaggiare, a non guardare l'orologio.
Con te, sono pronta a tutto.



5 luglio 2015

Elenco di quindici #7

I maschi: inesauribili fonti di idiozie francamente evitabili. 
Diciamo che la lista si farà più breve, altrimenti questo post potrebbe diventare una rivisitazione della Divina Commedia. 10 punti.
Passiamo all'elenco.

1. L'utilizzo del navigatore, per i maschi, ha caratteristiche del tutto personali. Devi andare al Parco Secchia della frazione Villalunga di Casalgrande? Loro imposteranno Reggio Emilia, sul navigatore. Poi procederanno a spanne. Dopo tre strade sbagliate, la donna estrarrà il suo telefono e li condurrà a destinazione in due minuti.

2. L'esibizionismo. Agli uomini fa piacere avere delle cagnoline in calore che sbavano alle loro spalle. Viceversa, se un uomo discretamente tatuato adocchia la loro fidanzata, decidono di andarsene dal Parco Secchia di Villalunga (Casalgrande) - volevodireReggioEmilia, pardon - prima della fine del concerto. 

3. La capacità di procrastinare qualsiasi cosa è del tutto maschile. Potrebbero farsi scoppiare la vescica per via del fatto che "sì, devo fare pipì ma magari ci vado dopo".

4. Avere idee geniali. Ogni tanto ne hanno anche loro. Peccato che due minuti dopo averla partorita, cambino totalmente idea.

5. Minimizzare. Sono bravissimi. Bra vis si mi. Intendo quelle cose del tipo "Ah amore, il mio amico ci ha invitati a cena, vieni?". E, benchè lui conosca la tua innata sociofobia, arrivi sul posto e ti trovi una tavolata di venti persone. Che non si dica che non te l'aspettavi, furbacchiona.

6. L'organizzazione delle vacanze. Fosse per loro partirebbero con il fagotto; no, non lo strumento musicale, ma quello che si vedeva nei cartoni animati quando qualche personaggio doveva intraprendere un lungo viaggio. Un bastone, un fazzoletto adibito a sacco che contiene - in ordine di importanza -: lettore mp3, occhiali da sole, una bottiglia d'acqua e un sacchetto di caramelle. E a dormire: sotto i ponti!

7. L'ipocondria. Non è un modo di dire: davvero credono di poter morire per un taglietto.

8. Agli uomini piace ergersi a modello. Dovresti mangiare questo, dovresti correre di più, dovresti prendere il costume a due pezzi, dovresti provare a fare quell'altro. Se cedessimo, si troverebbero a convivere con esatte copie di loro stessi. È giunto il momento di far loro sapere che il nostro comportarci come pare a noi è in realtà un brutale sacrificio d'amore. Vi amiamo.

9. "Come stai? Dove vivi ora? Lavori ancora lì?". Gli ex uomini sanno ricomparire alla cazzo e inondarti di domande a cui non risponderai. Non si vergognano. Anzi, aggiungono pure: "Oh, non volevo riallacciare rapporti eh, inutile che non rispondi! Volevo solo sapere se era cambiato qualcosa!". Sì. Non ci sei più tu e io sto bene, cretino.

10. "Amore ti scoccia se suono dieci minuti? ". NO, QUESTO FACEVA PARTE DI UN ALTRO POST. E comunque suona, che mi piace. 

Tanti cari auguri di buone vacanze, Calimero.
ps: in realtà io il mio Calimero lo amo tanto. ♡

18 giugno 2015

A volte ci vedo.

A volte ci vedo.

A volte ci vedo mentre corriamo, sorpresi da uno di quei temporali estivi che ti infradiciano e ti fanno correre sotto un portone. Tu mi abbracci e sorridi con quel tuo sorriso grande che sembra sempre timido e mi dai un bacio.

A volte ci vedo in macchina, tu che guidi tamburellando sul volante a ritmo della musica e io che guardo fuori senza guardare davvero, per pensare che la vita è tanto bella, che va proprio vissuta così, come in quel momento.

A volte ci vedo affrontare cose difficili, abbracciarci e dirci che ci sono state situazioni ben peggiori e che siamo vivi entrambi, e ci siamo trovati lo stesso, anche intenti a scansare gli ostacoli lungo il tragitto.

A volte ci vedo con qualcosa di piccolo e prezioso tra le mani, io che penso che saresti tanto bravo a curarlo e io che mi perderei ad osservarlo e ad osservarti curarlo.

A volte ci vedo seduti sull'erba, un golfino e un po' di vento che ci fa stringere e tu che mi assicuri che andrà tutto bene, che non ci si deve preoccupare, che l'America è vicina, è come andare sulla luna in Fiat Uno, è come lavorare in Cina.

A volte ci vedo litigare (oh, sì!), tu che mi inondi con le tue parole ostinate e io che ti infilzo con il mio silenzio e le mie occhiatacce, le mie lacrime e il mio non saper parlare. Ci vedo far pace e abbracciarci, che non sono le promesse su carta da mantenere, non sono i titoli, non sono i sì, non sono gli anni. È l'amore, e solo l'amore vince, vince sempre.

A volte ci vedo, noi che il bisogno di giustizia (così diverso, così uguale), ci porterà a metterci nei guai e ci morsicheremo la lingua. Io la tua e tu la mia, per la precisione.

A volte ci vedo nel presente, a farci forza e a fare i giovani o i vecchi a seconda del momento, a pensare che ne vale la pena, che abbiamo un buon profumo insieme, che siamo grandi, siamo giusti e che dividere quel divano lo rende infinitamente più comodo. Alla faccia di chi non ci crede.

5 maggio 2015

Elenco di quindici #6

Ebbene sì. Stai con un musicista se:

1. "Ti stufi, amore?"
E no, non importa se gli risponderai "no" quelle milleseicento volte. Lui te lo chiederà ancora.
2. "Suono l'ultima eh amore, poi basta".
Non è vero, mai.
3. "Ma che pezzo NON è questo?".
Beh, non è tanti pezzi. Non è "Il valzer del moscerino", "Volevo un gatto nero", "Il coccodrillo come fa", "Torero Camomillo"...ma non credo il senso fosse questo. Già.
4. "Amore, dai suona anche tu!".
Non fatelo. Non provateci. Ne va della vostra autostima.
5. "Quello lì in tv, lo vedi? Una volta ho suonato con lui!".
I musicisti si conoscono tutti, sappiatelo. Credo sia tipo i camionisti che si fanno i fari quando si vedono per strada. Appartenenza alla specie.
6. "Dai, aiutami e dimmi quale tono della tastiera è meglio per questo pezzo".
Non fatelo. Ci passerete un pomeriggio intero. E ora ho l'ansia perchè penso che sia sbagliato chiamarlo "tono". Una non può vivere così.
7. "Cosa vuoi sentire? Dai dimmi un cantante".
Ma no, non fatelo. Tanto farà di testa sua. Assicurato.
8. "Vieni anche tu a sentire le prove dai! Tutti si portano le loro donne!".
Uno: hai detto "le loro donne"? Due: no, non vengo. E voi non andateci. Fidateve.
9. "Dai, tu il biglietto non pagarlo, ti faccio passare io dietro".
Credetemi, è dura. Ma ce la si può fare ad aggirare questa cosa.
10. "Amore, ti stufi?".
Lo dicevo io che non avrebbe smesso di chiederlo.
11. "Suono dieci minuti, poi ci mettiamo sul divano, ok?".
Aveva detto due ore fa.
12. "Ti spiego la storia che racconta questa canzone..".
No, no, no. È sempre triste, giuro. Parla di tipi morti per un ideale morale, per la libertà, per la giustizia, bimbi innocenti che hanno perso la vita bruciati o fucilati. Non fatevele spiegare, le storie delle canzoni.
13. "Senti: questo è Einaudi/Allevi".
No. Fanno piangere. Non ascoltateli, fanno piangere. Bontà divina.
14. "Fai la pennata, schiaccia bene le corde, batti il tempo coi piedi, cantatela in testa, prevedi il prossimo accordo, e non guardare il plettro, che non è quello l'importante!".
Butta tre pugni di sale dietro le spalle, incrocia le dita, sussurra Abracadabra e il gioco è fatto.
15. "Ma no, il ritmo te lo devi sentire dentro!!".
Te lo dico io cosa sento dentro, tra poco. Fuck.


Sei bellissimo.

1 maggio 2015

Learnings #9

1. Se qualcosa è andato storto, ricominciare da capo e ritentare richiede un grosso quantitativo di coraggio.
2. Chi ricomincia e ritenta merita tutto il mio rispetto e la mia gratitudine.
3. "..e temo il mio passato, il tuo passato, ma tu no..".
4. La gente a volte pensa di poterti dire cosa devi fare, a te che manco ai tuoi pazienti dici cosa devono fare. Allora basta dire "ciao.".
5. Ho voglia di kebab.
6. Le persone tonte mi infastidiscono; vorrei indire una petizione per scuoterle tutte quante così che i comparti stagni e separati nel loro cervello, rompendosi, facessero finalmente miscelare tutti gli ingredienti interni.
7. Credo nell'arrivo al punto di rottura, nelle situazioni difficili; da lì ci sono due strade: o si ricuce qualcosa o i due lembi si strappano. In ogni caso le cose cambiano.
8. Le settimane corte mi piacciono.
9. Prossimo obiettivo: primo giugno (perchè bisogna sempre pensare avanti).
10. Le lacrime a volte escono perchè ci si rende conto di essere dentro qualcosa di grande e bello e giusto e buono.
11. Idiota vestito da orco: levati dal cazzo e non provare a fare agguati da dietro, o ti infilo la bacchetta di Harry Potter dove dico io.
12. Si sposano tutti, figliano tutti. Il problema è che inizio a capire il perchè.
13. Oh, l'ho detto. Tiè.



2 aprile 2015

Tama 'n lumagot.

Forse quella persona, tempo fa, aveva ragione.
Aveva ragione a dire che io coi poco normali ci sto meglio che coi normali.
Qui si aprivano le diatribe sul "cosa è normale e cosa no", ma se uno fa poco il sofisticato, allora, va bene e si capisce.

Passa il tempo e io continuo a non sapere come comportarmi con i normali.
Continuo a non essere in grado di starci in mezzo senza sentirmi una lumaca. Sì, una lumaca. Che se mi toccano le antenne sparisco nel guscio che - per carità - sarà anche un bel guscio, ma è pur sempre poco comunicativo.

Ringrazio i masseteri, che sono ancora in grado di digrignarsi e serrarsi per non far spuntare fuori lacrime salate, concentro tutta la tensione nei denti, nei molari, e poi scoppio a piangere perchè non ce la faccio più a mordermi. E continuo fino a tardi, quando ormai il letto mica è più tiepido, e le mie braccia da camionista non mi stringono a sufficienza il torace.

Come una lumaca.
E non so più stare con me stessa. E ingoio discorsi che si dovrebbero fare.
E vorrei sembrare normale, in grado, competente, simpatica, carina, perfetta.
E pensare che invece so impostare una CI, so stringere una mano e comunicare una disabilità intellettiva, so far stare 10 persone in 9 stanze, so insegnare la tabellina del nove con le dita, so correggere test, so soffiare il naso a qualcuno senza smoccolarmi le mani, so piangere perchè la tristezza non è solo adulta e l'ingiustizia non è nel mondo, ma è appena fuori dal pianerottolo.

Non sono mai stata in giro per il mondo, approposito. Non ho assaggiato l'acqua di mare, non fumo, non bevo, non mi drogo. Non ho preso un aereo. Lascio le chiavi di casa nella toppa, quando esco al mattino. Perdo carta d'identità e codice fiscale, la testa l'ho ancora attaccata al collo, fortuna vuole.

Come una lumaca. Io sono una lumaca.
Senza bavetta, però.

Dai, è carina.

14 marzo 2015

Learnings #8

1. Iniziare un learning con delle spiegazioni a volte è eccessivo. Allora dico: ti amo.
2. Se il filo si sta sfilacciando a volte è inutile aggrapparsi con tutte le proprie forze all'ultimo lembo intatto.
3. Fregarsene non è mai stato tanto facile.
4. Le dita e i polpastrelli sono rapidi, mi manca il ritmo.
5. I pensieri nella testa e le decisioni sono rapide, mi manca il fiato per farle uscire dalla bocca.
6. Col cazzo, non è vero.
7. Non voglio rappresentare nessuno, se non me stessa.
8. Odio dottori e antibiotici, in quest'ordine.
9. Non è bello avere uno stetoscopio sulle tette per cinque minuti, anche se qualcuno ti assicura che il tuo cuore batte. Tranquilla.
10. Sono idonea anche dopo 4 anni: posso lavorare. Sticazzi.
11. Meno male non sono di nuovo nel 2013.
12. LA TRECCIA, PORCACCIA LURIDA! Com'è che l'ho scoperta solo ora?
13. "Hai quasi trent'anni!". Cazzo dici? Porco Giuda. È vero.
14. Cazzo c'entra Giuda?
15. Stai bene? Al venerdì sera alle 19.16 si sta sempre bene. Da Dio, oserei dire, vecchia arpia.
16. Io ho le ferie contate, devo chiederle con cortesia, sono un favore concessomi da uomini/donne di buon cuore. Ringrazio sentitamente.
17. Nessuno mi ha chiesto di mettermi tra due fuochi, se mi facevo i cazzi miei da subito campavo cent'anni di più e mi sarei risparmiata tanti litigi. Ringrazio sentitamente due volte, con la riverenza.
18. Fai la riverenza, fai la penitenza: guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu. A Giuda, tanto per essere controcorrente.
19. Vedere un briciolo di sole non ti autorizza ad aprire tutte le finestre di casa e farmi gelare il sedere, madre.
20. I bambini hanno il moccolo al naso. Ma quello potente eh.

Be happy.

8 febbraio 2015

Ma mica sui social, cretino.

Condividere, mi hai insegnato a con-dividere. 

Condividere.
Mettere il contenuto del mio personale fagotto bello esposto sopra ad un tavolo e dire: "Ecco, da oggi è nostro".

Condividere.
Farti aggiungere i tuoi, di oggetti personali, anche quelli più pesanti o preziosi o fragili, e giurare di proteggerli e trasportarli con cura, facendo la conta come a scuola, che se nel pulmino entrano in ventidue, a gita finita devono uscire nello stesso numero, è tassativo.

Condividere.
Che se ho un pensiero non ho paura a dirlo, le speranze gli si accodano e i desideri impossibili si snocciolano tra le pieghe di un lenzuolo sempre azzurro o su un materasso infossato, perché è lì che è concesso sognare.

Condividere.
Ascoltare i progetti, il futuro, e veder spuntare qualche ruga in più attorno agli occhi che ridono, poiché spesso la bocca s'inzucchera di cose dolci e non ha tempo di farlo al loro posto.

Condividere.
E' anche paura. Del passato, dell'essere sempre diversa, dell'essere sempre uguale, dell'incoerenza, dei silenzi, delle parole, del tempo, dell'ingresso da una porta laterale in una stanza grande e piena di oggetti che son lì da anni. Muoversi con poca cura e causare rovinose cadute a cascata di tutta la merce esposta, che poi qualcuno il conto lo deve pagare.

Condividere: che sola è bello, ma in due è un po' più facile.
Condividere: me lo hai insegnato tu, che mi hai raccolto come un gatto 
e mi hai portato con te.

<3