Niente, non riesco in alcun modo a distogliere la mia mente da questa manciata di parole: si è rotta l'estate.
Il motivo per cui vorrei liberarmene è che non è mia, l'espressione, ma del mio ex. Il motivo per cui non riesco a farlo è perché mi è sempre piaciuta follemente.
Ricordo un'estate di qualche anno fa, era agosto inoltrato, e stavamo camminando in mezzo alle bancarelle di una festa politica (ovviamente); una folata più rigida delle altre ci ha fatti stringere nelle nostre felpe e tu hai esclamato: "Ecco. Si è rotta l'estate. È fatta, non tornerà più indietro". Ed era vero.
Quell'estate non ci sono stati più pomeriggi torridi, serate in magliettina leggera, piroette sul letto alla ricerca di una qualsivoglia corrente d'aria. L'estate si era rotta, semplicemente. Era il caso di fare i conti con settembre, con tutti i propositi lasciati in sospeso a giugno, con le agende da riprendere a compilare. Con la conclusione di tutti quei giri che ci facevamo in gelateria.
A volte l'estate si rompe ad agosto, ho imparato. Altre a settembre. Quest'anno, l'estate, si sta rompendo adesso. Io lo sento, voi lo sentite? Chissà.
Mi chiedo se abbia pronunciato anche lui queste parole, ultimamente. A volte ripenso a come finiscono le cose. A come ci si allontana improvvisamente da chi ci è sembrato prima così vicino. È che nel nostro caso non si era rotta solo l'estate. Si era rotto un po' tutto. E in un modo che nemmeno la supercolla avrebbe saputo risolvere. In un modo che nemmeno un giro in gelateria sfidando i primi freddi avrebbe saputo risolvere.





