25 novembre 2021

La vita a volte è una merda, altre volte no.

25/11/2017


Bambina: Tu ce li hai bambini?

Io: No.

Bambina: E non li vuoi?

Io: È difficile, sai, dare una risposta cosí.

B: Come? Perchè?

Io: Ci sono tante cose da pensare bene.

B: Beh. Se li vuoi lo dici e li vai a prendere.

Io: Ahah, sí. Va bene, ci penserò.

B: Comunque sono fortunata.

Io: Perchè?

B: Perché ho te. Mi fai fare cose belle. Mi piace avere te come lododiditta.

Io: Eh?

B: La mia lododiditta.


Chiaro. Tutto.

💚

14 novembre 2021

14 novembre 2019. Sono passati due anni eppure sembra ieri.

A volte anche nella vita dei bambini succedono cose sbagliate, improvvise, destabilizzanti. Cose che, ad esempio, riguardano la morte di qualcuno di importante. Per questo, all'ingresso, la mamma mi prepara ad un bambino che sarà - a detta sua - esplosivo. È il modo in cui metabolizza le cose da sempre, dopotutto.

Lui entra in stanza e si siede. Prende il quaderno e noto per la prima volta queste mani dalle dita così lunghe che sembrano rami in inverno. Dita così incapaci di fare che neppure quelle leggerissime pagine riescono a girare. "Non ci riesco", dice. Lo aiuto.

Mi chiede poi di stampare una storiella e, mentre la commentiamo, lancia una biro alle sue spalle guardandomi, provocatorio. Dopo un po' gli chiedo se può raccogliermela, perché ho bisogno di scrivere. "Ma certo", risponde. 

La prende, mi guarda, e la scaglia con una forza incredibile contro il vetro alle mie spalle. Mi passa a pochi centimetri dalla faccia e mi sembra che mi lasci un solco, ma dentro. 

Non reagisco in nessun modo. Lui mi circumnaviga, la raccoglie di nuovo e me la porge gentilmente.

Sceglie infine di giocare con i mezzi di trasporto. Di solito succedono disastri e incidenti incredibili. Oggi, invece, la betoniera è il capo dei lavori e tutti i veicoli lavorano insieme, uniti.

Lo guardo ancora, e in un battito di ciglia mi chiedo come sia possibile spiegare ad un bambino che la vita è fatta così, come quelle sue dita a forma di rami in inverno. Talvolta gentili e armoniose, talvolta crudeli e violente, talvolta ancora incapaci e frustranti.

"Andiamo dalla mamma adesso?", mi domanda poi.

Ed è a questa richiesta così semplice e naturale che concludo che quella che non sa spiegarsi la vita sono io, dopotutto. Quella che ancora cerca un equilibrio in ciò che mai l'avrà. Quella che si stupisce dei boati che il silenzio produce.

Io, con le mani aperte, dal palmo a cuore.



10 novembre 2021

Codardia.

Ci sono a volte dei ricordi che tornano alla mente come dei flash e ci si rende conto che sono sempre stati conservati, solo che non ci si pensava da talmente tanto tempo che sembravano non esistere più.

Tutto questo per dire che ieri mattina verso le sei mi sono ricordata della sensazione di protezione che provavo quando da piccola mi rincantucciavo nell'angolo della mia stanza tra il letto a sponde di mio fratello e il mobile di legno chiaro in cui tenevo libri e giochi da tavolo. Poco più in là la finestra col balconcino, a sinistra le sbarre a cui aggrapparsi e il mondo lontanissimo.

Non ce l'ho più un rifugio in cui rincantucciarmi. Sono sempre orgogliosa e fiera del mio voler restare in disparte, ma la verità è che non ne ho nemmeno mezzo di angolo in cui ripararmi. È così quando si cresce, no? Gli angoli diventano altro: persone, luoghi di vacanza, bar, librerie, cinema, segreti.

A volte diventano addirittura sentimenti e ci si rende conto solo dopo, quando è troppo tardi, di non provarli davvero. Che quell'amore e quell'affetto altro non sono se non tasselli del proprio personale scudo di difesa. Il proprio angolo nascosto dalla vita.

Qualcosa che ha a che fare con l'essere codardi, a ben vedere. Codardi, sí, e pieni di cocci che si staccano, cadono a terra e fanno fottutamente rumore.


8 novembre 2021

Privarsi dell'anima comporterebbe una lauta ricompensa.

Versione web richiesta: 


Sei tornato quasi rinvigorito, dissetato, senza una minima consapevolezza di ciò che quei giorni hanno significato per me.

La colpa, di nuovo, non esiste. Mi hai insegnato a farla cadere dalle spalle come uno zaino troppo pesante da trasportare e quindi da abbandonare a terra senza troppe smancerie. La colpa non esiste, dicevo: non è né tua né mia.

Non sai, semplicemente, cosa implichi gestire l'assenza di qualcuno senza poter minimamente conoscere la sua localizzazione, il suo stato di salute, la sua integrità fisica. Non sai quanto terribile sia ignorare se quell'individuo condivida ancora la sua esistenza con te, sulla Terra. Cosa rappresenti il soppesare le ultime parole dette - spesso a vanvera - le azioni fatte e soprattutto quelle non fatte. 

Sono cambiata di nuovo, in un clic. Quali sono le cose davvero importanti, ora? Cosa sono disposta a perdere e cosa no? Cosa desidero in modo davvero simile ad assaggiare quelle increspature sulle tue labbra?

Da cosa devo partire? Da cosa devo ripartire, di nuovo?

C'è così tanto silenzio che mi sembra di morire.

 

2 novembre 2021

Del pescare.


Io che di tempo ne ho impiegato tanto, con la pesca, da piccina, so che un bravo pescatore è silenzioso, attento, paziente. Guarda con diffidenza ogni refolo di vento e sa contare sulla sua lenza sottile, per riempirsi lo stomaco la sera.

È rispettoso, il pescatore vero, e quando sa di non avere il diritto di prendere ributta il pesce troppo piccolo in acqua, senza manipolarlo troppo con le mani per non procurargli dolore inutilmente. Sopporta spine, creste, ami nella pelle, pioggia battente, odore stagnante. Sa aspettare e non prende mai le giornate sfortunate come accanimenti, ma come tappe necessarie lungo un sentiero scosceso. 

Per questo, credo, quando ti penso la mia mente si popola di immagini di pesci. I pescatori siamo io e te, in un'alternanza magica che sa di predatore che si scopre preda - ricordi? Lo dice anche la tua coscia  -. Le esche sono parole, opere ed omissioni, ma la colpa non si dà, perché è un termine che a te non piace e di cui io ho imparato a sorridere. Il pescato è sempre abbondante e sazia di una pienezza rara e tanto bella, quasi da doverne lacrimare. 

E non so. Non so come meritarmi tutto questo. So solo che ho imparato a capire che tu mi.

Che io ti.

27 ottobre 2021

L'importanza sta nelle piccole cose.

Oggi questo bambino mi si avvicina a passo felpato. È strano, perché di solito devo pregarlo in cinese, inginocchiata sui ceci, per fargli fare le cose con calma, inibendo la sua naturale tendenza a tirare fuori ogni gioco dalle scansie. 

Mette la mano a coppa a lato della bocca, per amplificare il suono del suo sussurro: "SSST!", mi intima. "Non dirlo alla mamma eh, perché non avevo il permesso, ma tieni, è tua. Così fai merenda".

E io non lo so. 

Non so se commuovermi per il gesto in sé o perché abbia ritenuto possibile che io mi sfamassi in questo modo, quando invece la mia rappresentazione di merenda accettabile mi vede come un facocero a digiuno da un mese davanti al cenone di Natale.

Ad ogni modo sono sempre dei mostriciattoli tenerelli.

È un foglio A4, non un A3. Ho delle mani piccine, voglio precisarlo.


18 ottobre 2021

"Senza un perché"

(Questo post andrebbe visualizzato in versione web, altrimenti temo sembrerebbero solo parole senza senso - non così tanto diversamente dal solito, dopotutto).

"Senza un perché":


Ps: La versione originale è della meravigliosa Nada, maestra di come saper essere credibile non solo mettendoci la voce, ma anche la faccia. Qui: