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10 dicembre 2018

Loop.

Vado in libreria; regalare libri a Natale dovrebbe essere stabilito per legge.

- Sai che con la tua card puoi acquistare questo libro con copertina rigida al prezzo del tascabile? -. La cassiera ha uno sguardo buono e una voce intelligente; forse sorride perché ha visto che, nonostante non fosse disponibile il libro che le avevo chiesto appena entrata, io ho comunque fra le braccia una pila di cinque volumi da acquistare.
- Ah - faccio io.
- Va alla grande, sai?  Lo puoi prendere a 12€ anziché a prezzo pieno -.
- Ok. Non mi interessa per ora - proseguo abbastanza decisa, illudendomi di poter arginare il suo spirito promotore.

- Senti eh: è la storia di questa ragazza - inizia indicandomi - che sta vivendo un periodo molto difficile della sua vita -. Io deglutisco a vuoto.
- ..alla ragazza viene fatto un atto di gentilezza disinteressato, da parte di un estraneo - ora avvicina le mani al suo sterno - ..e conseguentemente inizia ad analizzare la sua vita concludendo che forse il problema non sono gli altri, ma se stessa! -.

La fila dietro di me si è allungata, lo avverto.  Forse quello che sento è il rumore di una scarpa che ticchetta la sua punta sul pavimento. Batte, stizzito.
Rimbomba nelle mie tempie.
- Oh. Io forse.. -. Mi interrompe.
- Ma la morale di tutto, è che la ragazza capisce che la vita merita di essere vissuta! È un inno alla gioia di vivere! -. Conclude quasi con un inchino; ora il ticchettio della scarpa assomiglia quasi ad un applauso. Sbatto le palpebre due o tre volte.
- Dai, bello - ribatto annuendo, sentendo il mio mal di gola, il mal di testa, le poche ore di sonno accumularsi proprio lì, sotto gli occhi, a tirarmi in basso la pelle.
- Dodici euro, se pensi che ti possa interessare! - ribadisce civettuola.
- Ah ecco..io mi.. informerò. Magari poi torno. Grazie -.
Pago i miei 60 euro frenetica. Poi me ne vado, una sensazione di straniamento non indifferente. Fatico a trovare l'uscita della libreria, quasi si tratti di un labirinto.

Esco. Jingle Bells torna a trillarmi nelle orecchie. L'albero con le luci blu mi abbaglia lo sguardo. Una bambina piange perché  vuole i popcorn. Cazzo.
Fare i regali di Natale non è mai stato così spossante.

Eppure l'avevano detto, sí, che dopo i trenta....

17 novembre 2018

FARE.

Ma, allora. Questo sarà un post di cose random dette in una sorta di flusso di coscienza. Sarà tuttavia un flusso di coscienza ordinato, che detta così suona da potente rincoglionimento, cosa che non proverò a smentire.

Innanzitutto questo è il periodo della frustrazione. Mi frustro se vedo che uno spazio libero lavorativo é stato riempito da qualcuno senza avvisarmi. Se la serata-divano subisce repentine modifiche diventando una serata-ho un impegno. Se il bambino che ho davanti continua a dire 'tole' nonostante dica una S meravigliosa in produzione isolata. Se voglio fare una buona azione e questa mi viene cassata. Se mi voglio impegnare nel credere davvero che la mia insalatina sia gustosa e soddisfacente e qualcuno dal salotto mi sussurra "se aspetti venti minuti son pronte le lasagne!".

Ovviamente la frustrazione si tramuta in un impellente bisogno di dare testate al forno. Al muro. A mia madre. Al tavolo.
Le testate cerco di non darle, quantomeno per il benessere di mia madre, se non per il mio. Allora mi butto su altro (sì, sta per arrivare un elenco con molte parentesi):

- lo shopping su Wish (le cose fanno cagare e arriveranno - forse - tra un mese, quindi: perchè?)
- il cibo (sono a dieta, stramegacazzo)
- un immotivatissimo hype per Natale (mi sento già in merda coi regali)
- la scrittura (che esce poco e male, quindi il tutto crea un circolo vizioso allucinante)
- il nervoso (che sento nello stomaco, nel collo, nelle spalle. Ah! Nel sonno - che come la scrittura risulta poco e mal..va beh, avete capito -)
- corsi online, lettura di appunti, studio a caso (rilassantissimo)
- lotte contro mulini a vento (per me o per chi mi sta intorno, ma che sono perse in partenza, potenzialmente fatali, ingarbugliate, insensate. Che rock, cazzo).

Una cosa è certa: devo fare. FARE. Qualsiasi cosa. Fare.
Se mi fermo esplodo. Se mi fermo collasso.
E io - no, no e no - non me lo posso permettere.

Ciao.

13 dicembre 2014

Regali.

Credo che dire a qualcuno "sei il mio posto sicuro", sia una delle cose più belle.
Sicuro vuol dire casa. Casa è amore, è protezione, è "insieme".
È "non sola". È "non sei così stramba da dover essere messa in quarantena".
È "ti capisco". È "sono qui". È tepore. 

Dover scegliere un oggetto, con un pacchetto e un biglietto, e un colore, una consistenza, una forma, una dimensione e una funzione che esprimano tutto questo nella maniera più vera possibile..è difficile. Punto.


Fare i seri.