6 ottobre 2022

Ottobre

"Si sono dimenticate di me?", chiede lei con gli occhi acquosi e spalancati, la bocca a formare una O gigantesca.
"Ma no, assolutamente no", le rispondo. Lei però fissa un punto che definirei quello dei pensieri paurosi. Non mi ascolta. Non esisto. Non ci sono. 

"Ehi", le dico. Le afferro le mani, le appoggio sul tavolo e sulle schede che stiamo compilando, sotto le mie. Finalmente riesce a vedermi. 
"Nessuno si può dimenticare di te. E poi ho il numero della nonna scritto proprio qui. La chiamo e la faccio tornare correndo se quando usciamo dalla stanza non è in sala d'attesa, d'accordo?". Allora sorride.
"Di corsa", dice infine. 

Ora, alle 20:41 di un giovedì molto lungo, vorrei semplicemente smettere di pensare a quegli occhi. A quel terrore nascosto lì dentro. A quanto l'ho riconosciuto, e compreso, e temuto. Abbiamo tutti una paura folle di finire nel dimenticatoio di qualcuno, abbiamo così bisogno di essere pensati, ricordati, rievocati. 

Sono giorni così difficili questi di ottobre, quelli in cui la nebbia inizia a salire dal fondo dei campi, si appresta a travestire tutto di contorni indistinti e lattiginosi. Così irreali da sembrare finti.