11 aprile 2015

Persone, non posti.

Restano le persone, non i posti.
Con questa convinzione si va avanti, e si impara a capire che la luce non è delle cose ma di chi le tocca e le abita, i suoni non sono vibrazioni ma voci, le persone non sono identità ma Vita, con la maiuscola. 
Che condividere un pezzo di strada (con-dividere) non è da fare con tutti perchè sarebbe sbagliato. È da fare con chi resta anche se se ne va, con chi lascia eredità anche scomode ma perchè ha fede in te, con chi guarda il cielo con limpidezza e ti insegna che non bisogna avere paura ma coraggio.

Che il futuro è qualcosa che non si sa.
Ma la strada in salita porta in alto, e in alto il paesaggio è qualcosa di semplicemente magnifico e pulito.
Sì, pulito.

2 aprile 2015

Tama 'n lumagot.

Forse quella persona, tempo fa, aveva ragione.
Aveva ragione a dire che io coi poco normali ci sto meglio che coi normali.
Qui si aprivano le diatribe sul "cosa è normale e cosa no", ma se uno fa poco il sofisticato, allora, va bene e si capisce.

Passa il tempo e io continuo a non sapere come comportarmi con i normali.
Continuo a non essere in grado di starci in mezzo senza sentirmi una lumaca. Sì, una lumaca. Che se mi toccano le antenne sparisco nel guscio che - per carità - sarà anche un bel guscio, ma è pur sempre poco comunicativo.

Ringrazio i masseteri, che sono ancora in grado di digrignarsi e serrarsi per non far spuntare fuori lacrime salate, concentro tutta la tensione nei denti, nei molari, e poi scoppio a piangere perchè non ce la faccio più a mordermi. E continuo fino a tardi, quando ormai il letto mica è più tiepido, e le mie braccia da camionista non mi stringono a sufficienza il torace.

Come una lumaca.
E non so più stare con me stessa. E ingoio discorsi che si dovrebbero fare.
E vorrei sembrare normale, in grado, competente, simpatica, carina, perfetta.
E pensare che invece so impostare una CI, so stringere una mano e comunicare una disabilità intellettiva, so far stare 10 persone in 9 stanze, so insegnare la tabellina del nove con le dita, so correggere test, so soffiare il naso a qualcuno senza smoccolarmi le mani, so piangere perchè la tristezza non è solo adulta e l'ingiustizia non è nel mondo, ma è appena fuori dal pianerottolo.

Non sono mai stata in giro per il mondo, approposito. Non ho assaggiato l'acqua di mare, non fumo, non bevo, non mi drogo. Non ho preso un aereo. Lascio le chiavi di casa nella toppa, quando esco al mattino. Perdo carta d'identità e codice fiscale, la testa l'ho ancora attaccata al collo, fortuna vuole.

Come una lumaca. Io sono una lumaca.
Senza bavetta, però.

Dai, è carina.

14 marzo 2015

Learnings #8

1. Iniziare un learning con delle spiegazioni a volte è eccessivo. Allora dico: ti amo.
2. Se il filo si sta sfilacciando a volte è inutile aggrapparsi con tutte le proprie forze all'ultimo lembo intatto.
3. Fregarsene non è mai stato tanto facile.
4. Le dita e i polpastrelli sono rapidi, mi manca il ritmo.
5. I pensieri nella testa e le decisioni sono rapide, mi manca il fiato per farle uscire dalla bocca.
6. Col cazzo, non è vero.
7. Non voglio rappresentare nessuno, se non me stessa.
8. Odio dottori e antibiotici, in quest'ordine.
9. Non è bello avere uno stetoscopio sulle tette per cinque minuti, anche se qualcuno ti assicura che il tuo cuore batte. Tranquilla.
10. Sono idonea anche dopo 4 anni: posso lavorare. Sticazzi.
11. Meno male non sono di nuovo nel 2013.
12. LA TRECCIA, PORCACCIA LURIDA! Com'è che l'ho scoperta solo ora?
13. "Hai quasi trent'anni!". Cazzo dici? Porco Giuda. È vero.
14. Cazzo c'entra Giuda?
15. Stai bene? Al venerdì sera alle 19.16 si sta sempre bene. Da Dio, oserei dire, vecchia arpia.
16. Io ho le ferie contate, devo chiederle con cortesia, sono un favore concessomi da uomini/donne di buon cuore. Ringrazio sentitamente.
17. Nessuno mi ha chiesto di mettermi tra due fuochi, se mi facevo i cazzi miei da subito campavo cent'anni di più e mi sarei risparmiata tanti litigi. Ringrazio sentitamente due volte, con la riverenza.
18. Fai la riverenza, fai la penitenza: guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu. A Giuda, tanto per essere controcorrente.
19. Vedere un briciolo di sole non ti autorizza ad aprire tutte le finestre di casa e farmi gelare il sedere, madre.
20. I bambini hanno il moccolo al naso. Ma quello potente eh.

Be happy.

8 febbraio 2015

Ma mica sui social, cretino.

Condividere, mi hai insegnato a con-dividere. 

Condividere.
Mettere il contenuto del mio personale fagotto bello esposto sopra ad un tavolo e dire: "Ecco, da oggi è nostro".

Condividere.
Farti aggiungere i tuoi, di oggetti personali, anche quelli più pesanti o preziosi o fragili, e giurare di proteggerli e trasportarli con cura, facendo la conta come a scuola, che se nel pulmino entrano in ventidue, a gita finita devono uscire nello stesso numero, è tassativo.

Condividere.
Che se ho un pensiero non ho paura a dirlo, le speranze gli si accodano e i desideri impossibili si snocciolano tra le pieghe di un lenzuolo sempre azzurro o su un materasso infossato, perché è lì che è concesso sognare.

Condividere.
Ascoltare i progetti, il futuro, e veder spuntare qualche ruga in più attorno agli occhi che ridono, poiché spesso la bocca s'inzucchera di cose dolci e non ha tempo di farlo al loro posto.

Condividere.
E' anche paura. Del passato, dell'essere sempre diversa, dell'essere sempre uguale, dell'incoerenza, dei silenzi, delle parole, del tempo, dell'ingresso da una porta laterale in una stanza grande e piena di oggetti che son lì da anni. Muoversi con poca cura e causare rovinose cadute a cascata di tutta la merce esposta, che poi qualcuno il conto lo deve pagare.

Condividere: che sola è bello, ma in due è un po' più facile.
Condividere: me lo hai insegnato tu, che mi hai raccolto come un gatto 
e mi hai portato con te.

<3


27 gennaio 2015

Con due "ci".

È per via del fatto che quando una arriva al tetto, poi ha due alternative: o si butta giù o urla con quanto fiato ha in gola.
Non starà a guardare gli ipocriti che si fingono vittime essendo nel frattempo parte integrante - e pure subdola - del problema. Non baderà molto all'arrotondamento degli spigoli ma farà avvertire tutta la loro durezza. Non farà riferimento al fatto che le incombenze per essere tali necessiterebbero di approvazione da parte dell'individuo che le subisce, lungi lui dall'essere mulo da soma.

Non saranno questi i dettagli importanti.
Il fondamento starà invece nel disincanto, nella facilità con cui quest'una sul tetto ci sia arrivata, e non si sorprenda neppure di vedere metri e metri sotto di lei, senza nemmeno avvertire un poco di vertigine.
Il fondamento starà nell'amarezza, quella sensazione di affanno per non si sa più quale corsa, verso quale meta, con quali gambe, lo stomaco e lo spirito gonfi di cosa.
Ritratti gli artigli e abbassata la coda ad assenso, resterà soltanto una sagoma da riconoscere in fretta.
Un felino. Quello sul tetto sarà un felino, sì.

Una micia, con precisione. Una di quelle con due "ci".
Occorrerà badar bene ad avvicinarlesi con del fuoco, poichè lo scoppio sarebbe immediato e inevitabile.
Risparmiategliele, alla micia con due "ci", le scenate patetiche. I grandi, quelli veri, lo sono perchè si sentono piccoli, non perchè ergono palizzate di superiorità. Lo impara ogni giorno, entrando nell'auletta blu ed uscendovi con grandi saggi e trattati provenienti da esserini al di sotto del metro e cinquanta.
Non usate ironia, lei la padroneggia assai meglio, a tal punto da servirsene da scudo per sopravvivere negli anni, che ormai sono quattro. Non crediate che quelle siano crepe, son cicatrici.
Quelle da micia che combatte per non cedere alla paura, e mica del buio.

Che - sappiatelo - la micia, proprio lei, con occhi magici lo sa: il buio vero, quello dei mostri cattivi e delle streghe occhi di giada, non è quello della notte che spunta la luna e non si scorgono più ombre, no.

Il buio di cui aver paura è quello che viene da dentro, con rabbia e angoscia.
È il buio di cuore malato, vuoto, nero.
Solo.

3 gennaio 2015

Elenco di quindici #5

Il genio della lampada mi si è palesato. Sì, se ve lo steste chiedendo ("steste", ma che è??!), questo è il prodotto degli eccessi di zuccheri e trigliceridi festivi. Una totale follia visionaria.
Il grande omone blu, ad ogni modo, mi avrebbe chiesto di stilare un elenco dei 15 desideri che esprimerei se per caso le nostre strade si incrociassero nel roboante mondo reale (sempre se ve lo steste chiedendo, sì: il mio umore oggi si aggira all'incirca tre metri sotto terra, grazie per l'interesse).

1. Vorrei che i miei chili di troppo si trasformassero in chili di banconote, possibilmente da 500 €. Quanti sono dieci chili circa di banconote da 500 €? Me lo sapete dire?

2. Vorrei avere sempre una risposta da dare, non importa se giusta o sbagliata: l'importante sarebbe evitare il silenzio inutile.

3. Vorrei che la Signora Sfortuna (per gli amici "Sfiga" o "Jella") prevedesse a breve una dipartita verso altri lidi; non occorre nemmeno che mandi la cartolina, tanto non m'offendo.

4. Vorrei che le persone a cui tengo fossero sempre libere.

5. Vorrei che le persone buone avessero sempre il coraggio di affrontare i giganti cattivi e la prontezza di spirito per difendersene nella maniera più giusta.

6. Vorrei ricordarmi i miei sogni.

7. Vorrei saper nuotare e guidare.

8. Vorrei sentirmi adeguata nonostante tutto ciò che non riesco a fare e nonostante l'etichetta "2" sulla fronte.

9. Vorrei più meritocrazia e più punizione per chi non merita rispetto.

10. Vorrei più sincerità e meno facciate di convenienza.

11. Vorrei sentire dal solito qualcuno a caso: "Hai ragione, l'immagine profilo di Whatsapp si può modificare anche su un LG senza bisogno di fare il testone e imprecare in aramaico antico". *Smak*

12. Vorrei avere più spesso l'occasione di scordarmi del tempo che passa.

13. Vorrei avere più spesso l'occasione di sentirmi al posto giusto nel momento giusto.

14. Vorrei che chi amo avesse a disposizione altri 15 desideri tutti per sè.

15. Vorrei che chi amo fosse sereno.

Grazie Genio.


Fine.

1 gennaio 2015

Mica tutti han dentro.. #2

Mi ritrovo a pensare al mercurio (quello di cui avevo parlato qui secoli fa).
La mia zavorra, quella che si fa sentire ora più ora meno, quella sfera magica che è tale perchè è meraviglia liquida e metallica da osservare, ma il cui peso specifico è alto, ergo pesante da trasportare.

Il mio mercurio è vita, se ci rifletto. Bella, brutta, metà e metà; a volte la vita - appunto - scorre senza che tu te ne accorga, altre volte arranca come ruota dentata arrugginita in un meccanismo complesso. Ma fa parte di noi. Ci camminiamo, ci respiriamo, ci dormiamo insieme: la vita è qualcosa che non solo ci sta alle calcagna, ma impregna ogni nostra singola cellula. Ci colma.

In questo momento, ecco, il mio pezzo di mercurio - la mia vita - risulta frammentata in tante piccole unità, sferette del diametro di pochi millimetri. Queste si muovono in me ad una velocità pazzesca, quasi vorticando. Non capisco nulla. Vado avanti perchè le gambe reggono, e vorrei che qualcuno si offrisse in qualche modo di attirare magneticamente il mercurio, renderlo meno instabile. Non ho certezze, solo pezzi di vita che mi passano sotto il naso facendomi sentire diverse fragranze. E  ho idee, nuove possibilità, attimi tiepidi che scaldano il cuore, gocce di ghiaccio a gelarmi, silenzi in cui mi sento inutile, spiegazioni snocciolate a lacrime, voglia di futuro che mi fa...

Paura. Ho paura.