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1 maggio 2015

Learnings #9

1. Se qualcosa è andato storto, ricominciare da capo e ritentare richiede un grosso quantitativo di coraggio.
2. Chi ricomincia e ritenta merita tutto il mio rispetto e la mia gratitudine.
3. "..e temo il mio passato, il tuo passato, ma tu no..".
4. La gente a volte pensa di poterti dire cosa devi fare, a te che manco ai tuoi pazienti dici cosa devono fare. Allora basta dire "ciao.".
5. Ho voglia di kebab.
6. Le persone tonte mi infastidiscono; vorrei indire una petizione per scuoterle tutte quante così che i comparti stagni e separati nel loro cervello, rompendosi, facessero finalmente miscelare tutti gli ingredienti interni.
7. Credo nell'arrivo al punto di rottura, nelle situazioni difficili; da lì ci sono due strade: o si ricuce qualcosa o i due lembi si strappano. In ogni caso le cose cambiano.
8. Le settimane corte mi piacciono.
9. Prossimo obiettivo: primo giugno (perchè bisogna sempre pensare avanti).
10. Le lacrime a volte escono perchè ci si rende conto di essere dentro qualcosa di grande e bello e giusto e buono.
11. Idiota vestito da orco: levati dal cazzo e non provare a fare agguati da dietro, o ti infilo la bacchetta di Harry Potter dove dico io.
12. Si sposano tutti, figliano tutti. Il problema è che inizio a capire il perchè.
13. Oh, l'ho detto. Tiè.



27 gennaio 2015

Con due "ci".

È per via del fatto che quando una arriva al tetto, poi ha due alternative: o si butta giù o urla con quanto fiato ha in gola.
Non starà a guardare gli ipocriti che si fingono vittime essendo nel frattempo parte integrante - e pure subdola - del problema. Non baderà molto all'arrotondamento degli spigoli ma farà avvertire tutta la loro durezza. Non farà riferimento al fatto che le incombenze per essere tali necessiterebbero di approvazione da parte dell'individuo che le subisce, lungi lui dall'essere mulo da soma.

Non saranno questi i dettagli importanti.
Il fondamento starà invece nel disincanto, nella facilità con cui quest'una sul tetto ci sia arrivata, e non si sorprenda neppure di vedere metri e metri sotto di lei, senza nemmeno avvertire un poco di vertigine.
Il fondamento starà nell'amarezza, quella sensazione di affanno per non si sa più quale corsa, verso quale meta, con quali gambe, lo stomaco e lo spirito gonfi di cosa.
Ritratti gli artigli e abbassata la coda ad assenso, resterà soltanto una sagoma da riconoscere in fretta.
Un felino. Quello sul tetto sarà un felino, sì.

Una micia, con precisione. Una di quelle con due "ci".
Occorrerà badar bene ad avvicinarlesi con del fuoco, poichè lo scoppio sarebbe immediato e inevitabile.
Risparmiategliele, alla micia con due "ci", le scenate patetiche. I grandi, quelli veri, lo sono perchè si sentono piccoli, non perchè ergono palizzate di superiorità. Lo impara ogni giorno, entrando nell'auletta blu ed uscendovi con grandi saggi e trattati provenienti da esserini al di sotto del metro e cinquanta.
Non usate ironia, lei la padroneggia assai meglio, a tal punto da servirsene da scudo per sopravvivere negli anni, che ormai sono quattro. Non crediate che quelle siano crepe, son cicatrici.
Quelle da micia che combatte per non cedere alla paura, e mica del buio.

Che - sappiatelo - la micia, proprio lei, con occhi magici lo sa: il buio vero, quello dei mostri cattivi e delle streghe occhi di giada, non è quello della notte che spunta la luna e non si scorgono più ombre, no.

Il buio di cui aver paura è quello che viene da dentro, con rabbia e angoscia.
È il buio di cuore malato, vuoto, nero.
Solo.

3 gennaio 2015

Elenco di quindici #5

Il genio della lampada mi si è palesato. Sì, se ve lo steste chiedendo ("steste", ma che è??!), questo è il prodotto degli eccessi di zuccheri e trigliceridi festivi. Una totale follia visionaria.
Il grande omone blu, ad ogni modo, mi avrebbe chiesto di stilare un elenco dei 15 desideri che esprimerei se per caso le nostre strade si incrociassero nel roboante mondo reale (sempre se ve lo steste chiedendo, sì: il mio umore oggi si aggira all'incirca tre metri sotto terra, grazie per l'interesse).

1. Vorrei che i miei chili di troppo si trasformassero in chili di banconote, possibilmente da 500 €. Quanti sono dieci chili circa di banconote da 500 €? Me lo sapete dire?

2. Vorrei avere sempre una risposta da dare, non importa se giusta o sbagliata: l'importante sarebbe evitare il silenzio inutile.

3. Vorrei che la Signora Sfortuna (per gli amici "Sfiga" o "Jella") prevedesse a breve una dipartita verso altri lidi; non occorre nemmeno che mandi la cartolina, tanto non m'offendo.

4. Vorrei che le persone a cui tengo fossero sempre libere.

5. Vorrei che le persone buone avessero sempre il coraggio di affrontare i giganti cattivi e la prontezza di spirito per difendersene nella maniera più giusta.

6. Vorrei ricordarmi i miei sogni.

7. Vorrei saper nuotare e guidare.

8. Vorrei sentirmi adeguata nonostante tutto ciò che non riesco a fare e nonostante l'etichetta "2" sulla fronte.

9. Vorrei più meritocrazia e più punizione per chi non merita rispetto.

10. Vorrei più sincerità e meno facciate di convenienza.

11. Vorrei sentire dal solito qualcuno a caso: "Hai ragione, l'immagine profilo di Whatsapp si può modificare anche su un LG senza bisogno di fare il testone e imprecare in aramaico antico". *Smak*

12. Vorrei avere più spesso l'occasione di scordarmi del tempo che passa.

13. Vorrei avere più spesso l'occasione di sentirmi al posto giusto nel momento giusto.

14. Vorrei che chi amo avesse a disposizione altri 15 desideri tutti per sè.

15. Vorrei che chi amo fosse sereno.

Grazie Genio.


Fine.

20 ottobre 2014

Elenco di quindici #2

Mi accingo a restringere la categoria "esseri umani di sesso maschile" (presa peraltro in considerazione in questo post), riducendola a "esseri umani di sesso maschile praticanti la professione di Dottore di La Marti".
Tenete conto che tutto ciò che verrà riportato, oltre che essere veritiero al 100%, si è svolto in un'unica visita. Perchè - per chi non lo avesse ancora capito - l'ultima volta che mi sono ammalata avevo 5 anni e il mio dottore era un pediatra.

La Marti entra in sala d'attesa e si siede. Mancano una decina di minuti alle 8, il nulla più totale la circonda e le tonsille se potessero le darebbero dei pugni sul naso da tanto sono infiammate.
Cigolando, la porta si apre e appare lui. Big Doc. Saluta un'altra signora. Mi guarda.

1) LEI COSA CI FA QUI?
Oddio, vorrei dirgli, sembravano sedie tanto comode, da fuori, che sono entrata e mi pareva bello starmene qui un po'. Cosí,  per ravvivare l'ambiente. Invece lo osservo e mugulo un sommesso "eh, Dottore. Sto male".
2) AH, VA BENE. ALLORA ENTRI.
Non ricordavo che fosse un tipo così sospettoso, penso. Chissà..magari pensava gli volessi rifilare un Folletto, un'enciclopedia, un tappeto.
3) MA LEI È UNA PAZIENTE DEL COLLEGA MALATO?
Ehm..no. Sono una sua paziente, La Marti Vattelapesca...
4) ADESSO CONTROLLO. AH..SÌ, LA MARTI VATTELAPESCA. RESIDENTE IN VIA BLABLA NUMERO 26...?
Presente, signor maestro. Non mi sgridi.
5) MA LEI QUANTI ANNI HA?
Non glielo dirà il suo Supercomputer che sa il mio indirizzo? Ma pensa....26. Ne ho 26.
6) AH. VA BEH. MI RACCONTI..
Gli dico solo una cosa: le tonsille. Ho le tonsille disastrate. Me le sono guardata allo specchio e..
7) AH. ADESSO GUARDO SUBITO.
Estrae un astuccetto tanto carino da cui estrae un'altrettanto carina lucetta. Si avvicina, mi dice di girare la testa, di aprire le fauci e accenna un lento sì, col ciuffo che sballonzola.
8) SÌ, NON È UNA SITUAZIONE GRAVISSIMA MA I SUOI CORPI CAVERNOSI TONSILLARI SONO MOLTO DILATATI.... (blocco qui la frase ma poi continua).
La blocco perchè quando lo sento pronunciare "corpi cavernosi" mi immagino questa scena di me che reagisco tipo:

La amo.
9) ...DILATATI, PRONTI A RICEVERE...e non completa la frase.
Un telegramma, una mail, una micropopolazione di germi alieni, un ceffone sulla faccia al tuo posto? Che cosa, che cosa, Big Doc?
10) SAH, CHE COSA LE DEVO PRESCRIVERE? CE L'HA IN CASA L'ANTIBIOTICO?
Sì, di solito lo tengo fra la boccetta di cianuro, la semiautomatica e i candelotti di dinamite per uso domestico.
11) PER IL LAVORO FACCIAMO UNA SETTIMANETTA?
No, Dottore. Non sto morendo quindi non mi tappi in casa proprio ora. Io poi non mi ammalo mai...
12) AH ECCO PERCHÈ NON L'AVEVO MANCO RICONOSCIUTA AHAH!
Mai sentito che a tacere si fa meglio a volte? Nah, eh?
13) BENE, FACCIAMO CHE MI CHIAMA NEL CASO IN CUI DOVESSE STARE ANCORA COSÌ MALE?
Bravo, e mò ragioniamo.
14) MA ME LA DICA LA VERITÀ: DA QUANDO NON CI VEDIAMO IO E LEI?
Ehm. Dalla mia assunzione, quattro anni fa. Sono dovuta venire per chiedere un'impegnativa per gli esami del sangue. E chiudiamo in bellezza con:
15) AH, CAPISCO. VA BENE, ALLORA CI VEDIAMO PRESTO!

............MA ANCHE NO!

14 settembre 2014

Ice challenge (non bucket)

Piccolo albero innevato davanti ad una calda immensità.

Una richiesta piccola, sussurrata con voce pacata.

La parola un po' rotta dall'emozione, dalla paura, ma detta.

Credendo, sperando. Chiudendo gli occhi per non esplodere.


"Scioglimi".




5 gennaio 2014

Brave persone VS i cancelli

Non ho grande fiuto per dire chi siano le "brave persone" (altrimenti mi sarei evitata tante esperienze sgradevoli); so solo, con grande certezza, che le vere "brave persone" sono quelle che - una volta che ti hanno riaccompagnato a casa in macchina - aspettano di vedere che tu abbia aperto il cancellino con le chiavi.

Può diluviare, grandinare, nevicare, fare un caldo porco, possono essere le tre di notte, ma loro rimangono lì. Attendono il tuo cenno di saluto mentre riaccompagni con eleganza il cancellino metallico. Bello, sembra quasi semplice. Ma non lo è
Oh, no.



Quello che accade in quei casi è questo:
1. Maledici la tua solita inclinazione all'acquisto di borse enormi in cui gli oggetti sembrano nascondersi, acquattarsi nell'ombra, sparire in spazi interdimensionali. Le chiavi, ad esempio, non si trovano nemmeno se cerchi di farle tintinnare oscillando la borsa o capovolgendola;
2. Trovi le chiavi ed esulti, ma prima che tu possa utilizzarle, queste scappano dalle tue dita e cadono nella pozzanghera che si forma sempre davanti al cancellino. Imprechi e raccogli metallo e fango con una certa nonchalance, mentre il portachiavi gommoso a forma di mummia trovato anni or sono nelle patatine ti ringrazia con uno sguardo fradicio;
3. Finalmente inserisci la chiave nella serratura, la giri e..non funziona. Come al solito hai preso la chiave che entra nel buco ma che non fa scattare il meccanismo. Ti ripeti come al solito che dovrai toglierla di mezzo dal mazzo (data la sua inutilità) o che devi contraddistinguere in qualche modo la chiave esatta. Te lo ripeti ormai da dodici anni, quando mamma - orgogliosa e con gli occhi lucidi - ti consegnò le chiavi di casa con una certa dose di apprensione.

Una volta portata a termine la missione, ti giri e le "brave persone" stanno ancora lì. Col sorriso sul volto. Come se non fossero passati quei dieci minuti dalla chiusura della portiera. Come se non avessero la tentazione di dar gas e scappare lontano da te, piccola piattola sudicia su questo allegro pianeta.
Grazie, "brave persone". 
La verità è che mi fate sentire bene. 
Mi fate sentire sicura. 
Mi fate sentire quasi - come dire - a casa.

Questa casa, tipo.
Beh. 
Se non fosse per quel fottutissimo cancellino, è chiaro.

12 dicembre 2013

Ti amo.

Lo so. Non sono sempre buona con te.
Spesso ti maledico mentalmente, spesso ti strattono e prendo in giro la tua Vista.
Ho adocchiato qualcuno di più magro e più giovane, lo ammetto. Ho pensato, burlona, "..una bella novità sotto il periodo natalizio non sarebbe male". Qualcuno da poter toccare con mano, intendiamoci.
Ultimamente ho ripreso possesso di tante cose (foto, frasi, ricordi) strappandotele e posizionandole in una scatoletta che fa bella mostra sulla scrivania. Fa cilecca con la memoria, tu. A volte, mentre mi parli ti blocchi, come fossi attento ad altro..come se tutto fosse difficile per te, estremamente.

Sì. Non sono sempre buona con te.
La verità è che poco fa stavi per farti male sul serio, e l'eventualità mi ha spaventata terribilmente.
Ho ripensato, in quel bel metro abbondante, agli anni passati insieme; alle cose che con te sono nate, cresciute, divenute importanti. A ciò che mi hai fatta diventare, a quando mi hai aiutato nel periodo dell'università, a quanto mi aiuti ora allietandomi i pomeriggi e permettendomi di fare ciò che meglio so fare: scrivere. Mi hai sempre appoggiato, tu. Nemmeno io ci credevo, eppure bastava che m'indicassi con un cenno la porta da socchiudere e mi lasciavi sfogare, il volto sempre illuminato verso di me.

Dicono che quando qualcuno passa con un altro individuo tanto tempo, finisce per assomigliarlo.
E' la verità: sei un sopravvissuto tu; come me. Ti avevo tra le braccia e sei caduto in terra, precipitando proprio sull'angolo della batteria appena dopo esserti sorbito le mie lamentele per i tuoi aggiornamenti all'arresto del sistema. Eri a un aggiornamento su 4. Terribile.
Sei caduto sulla mattonella con un gigantesco tonfo. Eppure sei rimasto acceso. Hai completato i 4 aggiornamenti e ti sei spento. Allora ti ho accarezzato e ti ho riacceso. Sì, hai una Vista rallentata. Velocità lumachica. Ma ti sei acceso. E i tuoi tasti funzionano bene, i programmi anche, i cristalli dello schermo sono perfetti.

You're a survivor. Yup, bro'.

Ed è stato lì che ho realizzato: io non posso fare a meno di te; tu sei proprio forte. Sei un ganzo.
Io ti amo, caro computer portatile dell'anteguerra pieno di polvere e di briciole di patatine.

Ti amo.

8 dicembre 2013

C'è-retta? No, siamo in curva [Ah.ah.ah.]

Ho già avuto modo di condividere con voi gli acquisti sfortunati di "una tizia qualsiasi".
Ebbene sì: passati mesi, i suddetti acquisti non tardano a ripresentarsi, ammiccanti (Fig. A).

Fig. A
La tizia qualunque si trova in uno di quei negozi dove puoi trovare tuttotuttotutto proprio tutto ciò che ti serve (tipo gli slip per il criceto o lo sparabolle da giardino) ad un buon prezzo e senza sentirsi in colpa nei confronti della magra busta paga. Insomma: dai cinesi.
Soddisfatta dell'esperienza maturata - un paio di mesi prima - nell'acquisto del prodotto target in una delle numerose filiali della stessa catena commerciale (vedesi cinesi di Crema, proprio sopra al Mac: in una botta sola un colpo alle coronarie e uno al portafogli), la tizia qualunque si aggira baldanzosa per i reparti.
Fatica un po' a trovare il prodotto, si domanda se davvero sia possibile che la filiale cremasca sia più fornita di quella cremonese, poi Fratellopaziente protende l'indice verso un remoto angolino della corsia "bagno & Co": ECCOLA LI'!
La suddetta tizia qualunque ne era certa: ci sono addirittura tre varianti di tre differenti colori e lei - con mossa sicura senza nemmeno leggere le differenze (così, a naso, l'istinto è ciò che si deve sempre seguire care/i amiche/amici) - afferra la scatola verde. Sono loro: le strisce depilatorie per pelli sensibili, efficaci sui peli corti!!! (Fig. B.)
Fig B.
La tizia qualunque paga soddisfatta i 7 euro e rotti del prodotto. Dice anche "Grazie mille!" e "Buona domenica" alla cassiera che la osserva coi suoi occhi a mandorla.
Non sa ciò che la aspetterà una volta che deciderà di utilizzare le strisce sulle sue gambe una volta tornata in quel di Crema. Toglierà i leggins e dirà "Miei cari peli superflui, vi ho lasciati crescere rigogliosi pregustandomi questo momento, ma stasera è il momento di levarsi dai torroni". Afferrerà con sadismo la prima coppia di strisce, scaldandola amorevolmente tra le mani. Tenterà di separare i due lembi e...STRAP!

1. lo strato appiccicoso (deliziosamente verde prato) rimarrà attaccato ad un'unica striscia, rendendone impossibile l'utilizzo;
2. tizia qualunque penserà che è colpa del freddo, così posizionerà le strisce sul calorifero (d'altro canto il termostato in casa segnava 11.8°C al rientro dopo 4 giorni di assenza);
3. dopo un paio di minuti sogghignerà vedendo che il metodo ha proprio funzionato: ora lo strato appiccicoso si è separato perfettamente (quasi si sentirà Mosè davanti al Mar Rosso, dannazione!!);
4. farà aderire la striscia al polpaccio e STRAP! Vedrà comparire una sagoma verde perfettamente rettangolare sulla sua pelle, che manco i ballerini di Maria con gli strappi muscolari c'hanno 'sta roba;
5. Inveirà in cinese (per essere sicura che le strisce capiscano, Fig. C.) mentre tenterà di scollare quell'abominio dalla sua pelle e un numero imprecisato di peli (più o meno una trentina) verrà estirpato lentamente (mooolto lentamente), in massima tensione, dalle sue carni.

Fig. C.
Concluderà che quell'esatto prodotto target doveva essere piuttosto vecchiotto. Mai fidarsi dei prodotti posti in angoli remoti, in mezzo fra Spike il ragno equilibrista e Cheddar il topolino coraggioso. Meglio scegliere quelli ben in vista alla cassa, anche se disponibili in meno varietà. Anche se non fossero verdi, buon Dio!
E quella sera, osservando quella selva selvaggia et aspra e forte, la ragazza qualunque sopirerà mestamente, aprendo l'antina in bagno e ripiegando sulla assai più affidabile lametta Venus.

PS: che anche lì ce ne sarebbero da raccontare eh. 
Ma va beh.

18 novembre 2013

Ricetta #3 : we love patata.

Nostalgia-time: Ricetta #1 e Ricetta #2.

INGREDIENTI
- 250 ml di vari spunti a cazzo;
- 1 film intero o parzialmente scremato che avresti voluto evitare ("500 giorni insieme")
- 2 sogni strani (uno tuo, uno su di te ma raccontato)
- 200 g di Torrone (c'è la festa del Torrone sìsìsì fino al 24 novembre sìsìsì il torrone mi fa cagare sìsìsì)
- 1 telefonata
- spesa di 200 euro per far fuori la busta paga a fine dieta (nel senso che è magra ma fingiamo che sia cicciona yeahhh!!)

PROCEDIMENTO (difficoltà ALTA, necessarie almeno 2 mezze giornate)
1. Prendere il Torrone e buttarlo nella spazzatura, o barattarlo con il meloncello per Anna che io sono astemia quindi i liquori non li bevo. 
2. Se lo stomaco brontola, ordinare una margherita con tante patatine (perchè a NOI PIACE LA PATATA), facendo fuori mozzarelline, olive, girelle di formaggio e pomodoro, polenta fritta, crocchette (ALLA PATATA). Si ringrazia Alice per la cena sana e la serata cinema.
3. Ascoltare al telefono il sogno strano per cui si verrebbe paragonati ad una venditrice di magliette del mercato che lascerebbe incustodite le magliette a fine giornata, col pericolo che chiunque possa rubarle dalla bancarella. 
4. Sognare a propria volta di possedere delle tasche di pelle a sinistra del naso, tasche in cui si potrebbero nascondere dei bottoni in eccesso strappati da una camicia a quadri. 

Conclusione: mixare il tutto con minipimer, comprendendo di essere una venditrice obesa di magliette, astemia, con delle tasche epiteliali ai lati del naso, plausibilmente affetta da cleptomania (ma solo nei confronti dei bottoni). Versare il tutto in uno stampo in silicone (sui banchetti della Fiera del Torrone ne vendono tanti, venite a Cremona, orsù, avete tempo fino al 24 novembre). Infornare e far cuocere a forno ventilato per 25 minuti.
Il giorno successivo, per riprendersi, spendere EURO DUECENTO in:
- un cappotto molto figo;
- un hard disk esterno (esagggeriamo, spendiamo un po' di più e arriviamo a un TERA - che fino a due giorni fa credevi che fosse uno degli errori dei tuoi bimbi disortografici che dimenticano sempre le doppie -)
- un giochetto PS3 per Fratellopaziente che mi accompagna nel mio peregrinare fantasioso
- i primi regalucci di Natale (merricristmasssss)
- la benzina della macchina (che, voglio dire, per il pellegrinaggio ce n'è bisogno).
- Ebbasta.

WE LOVE PATATA

Oh. Ma che si sente che sono di buon umore???????

9 novembre 2013

Messiahhh


- Papà, scusami: perché hai tagliato in tre strisce la sottiletta per poi metterla nel panino identica a come se fosse stata intera?
- Ma no, ma no: gli interstizi tra una striscia e l'altra fanno ingrandire la fetta..vedi?


Ok. Una domanda: perché nessuno ci ha mai pensato?
Mandiamolo nei paesi del terzo mondo, a moltiplicare sottilette.
Lui, Don Guido da Nazareth.
Il nuovo Messiahhh.

28 ottobre 2013

Coraggio.

Certe persone hanno una valanga di coraggio. 
Ho detto certe, e non parlo di un qualsivoglia coraggio.
Parlo del coraggio di queste persone.
Ho spesso la visione di questa valanga di coraggio che rovina su di loro schiacciandoli sotto il suo peso.
Li vedo inglobati nella massa roteante disorientati, centrifugati ad una velocità supersonica e - a turno - a contatto ora con l'aria, ora col terreno. Sassi che si conficcano nella pancia, polvere che li insudicia, la bocca che non può nemmeno gridare, troppo occupata a cercare ossigeno.

Pregasi attendere la porzione finale di filmato, dopo il salto mortale.

Li immagino e immagino tutta quella massa di coraggio che si ritorce su di loro, e non posso fare altro che stirare la bocca in un sorriso di compatimento. Volevi fare il figo? 
Ma essere coraggioso è altro. 
E' prendersi le proprie responsabilità. 
E' far sopravvivere la propria parte bambina ma saperla mettere nello zaino nel momento più opportuno.
E' accettare di aver paura, di poter tremare un po'.

Non è certo fingere che non sia successo nulla.
Non è rinchiudersi nell'armadio con la coperta di Linus stretta attorno alle ginocchia.
Non è aspettare un po' di tempo e pensare che le cose siano diventate più sfumate.

Certe persone hanno a che fare con una azzagar che si alza sulle punte, sì.
Ma il trucco per non cadere giù è che le punte dei piedi si poggiano su due coglioni grandi così.
Non sferici ma cubici. Mica si cade se la base è piatta. E fatta di mercurio, poi. 
Ve lo assicuro.

Sarò cinica. Sarò.



11 settembre 2013

Casi scientifici #1

Sono tante le cose apprezzabili, in questo periodo dell'anno: l'aria frizzantina, i temporali mentre si è in casa, le giornate che si accorciano, l'odore di legna bruciata dai campi, il vento che sa di pulito, i pazientini che iniziano la scuola, i progetti nuovi, il sapersi rinnovare, le castagne, andare a funghi, la stagione televisiva che almeno non propone repliche su repliche, i libri nuovi.

Ma c'è un fenomeno che - proprio in questo preciso periodo - inizia a far sentire i propri terrificanti effetti sulla mia persona. Esso peggiorerà fino a che non perderò definitivamente la ragione o non morirò nella mia sporcizia (Fig. A).

Fig. A) Caso esemplificativo
La follia raggiungerà il culmine nei mesi più rigidi (dicembre, gennaio e talvolta febbraio), periodo in cui la sottoscritta dovrà tenere duro. 
Si può descrivere come un brivido lungo la schiena, che si schianti come un fulmine a ciel sereno facendo bramare l'istantaneo trapasso. Un gelo interiore, una durissima prova di sopravvivenza tra il vapore e l'umidità posteriore. 
E mi insaponerò velocemente, schiumerò lontano da me il docciaschiuma e lo shampoo, stringerò i denti e - in maniera estremamente silenziosa (perché le pareti del mio monolocale sono di carta velina) - imprecherò in aramaico; la traduzione dello straziante lamento, riadattata per rendere il post leggibile ai maggiori di 14 anni, dovrebbe essere:

"Dannata tenda-doccia di stocazzo! Perchè diavolo devi appiccicarti alle chiappe quando fuori iniziano ad esserci meno due gradi centigradi??".

E' un periodo difficile.

22 agosto 2013

Chiamiamolo Billy

Stamattina è capitata una cosa abbastanza schifosa.
Rifaccio il letto e raccolgo il copriletto da terra (lo butto giù ogni sera, visto che fa un caldo porco).
Beh, tra le pieghe, salta fuori un bacarozzo nero gigantesco. Ma gigantesco nel senso che sarà stato 5 cm di lunghezza. NEL MIO LETTO, si capisce?

Bene. Entro in panico e mentre scarto l’opzione Bear Grills (prendilo con le dita e mangialo) corro a prendere la paletta per la polvere. Non considerando che quei cosi ad 8 zampe sono dannatamente rapidi.
Beh, il bacarozzo (chiamiamolo Billy) finisce sotto il mio letto incassato nell’armadio a ponte (chiaaaro).
Impanicata ancora di più estraggo il cassettone sotto al letto e lì lo vedo: Billy è al sicuro all’ombra immerso in alcuni gatti di polvere. Porcazzozza. Sposto i mobili e prendo la scopa.

Mi dico “Ehi..è da un po’ che qui sotto non pulisco” (cercando nella mia mente un momento passato in cui io lo abbia davvero fatto…ehm…).
Non sapevo cosa sarebbe saltato fuori da lì sotto. Nell’ordine:
1. Polvere. Di quella soda, condensata. Lo so, fa schifo.
2. Bacche rosse. Rapido flash di quella carinissima piantina secca che si trovava sulle mensole nella parte opposta della stanza e che, durante la mia assenza in un weekend, ha bellamente deciso di cappottarsi disfacendosi per tutta la stanza. Era lo scorso inverno. Il termometro in casa (dopo 3 giorni di stufa spenta) segnava 9.8 gradi e io, nel raccogliere i cocci del bicchierino della pianta, mi sono tagliata il dito. È stato allora che mi sono chiesta se mi trovassi per caso sul set dell’ultimo capitolo della saga “Saw l’enigmista”.
3. Un insetto di gomma arancione. No, cioè. Che cazzo è questa cosa? Di quale proprietario del mio monolocale sarà mai stato quel COSO? Approposito: prima di buttarlo nel cestino ho fatto delle foto. Vorrei che qualcuno, se mai lo sapesse, mi spiegasse a quale specie appartiene.
4. Una pallina trasparente.





Lo so che qualcuno a questo punto se lo starà chiedendo.
NO: il bacarozzo Billy non so assolutamente che fine abbia fatto.
Penso che stanotte acquisirò il potere della levitazione e dormirò nell'aria. 
Sì, farò così.

6 agosto 2013

Che cool..o che cul?

Ditemi: quali sono le vostre chicchierate-tipo al telefono delle 9 di mattina mentre siete in ferie?
Lo so. Chiunque di voi starà strabuzzando gli occhi pensando "le uniche conversazioni delle 9 di mattina in ferie sono quelle con il mio cuscino, cocca".
Ma io sono alternativa. A me le biglie si aprono alle 8 del mattino e alle 9 ricevo telefonate.
Che cool! O che cul, dipende.
Fattostà che è stato tipo:

- Pronto? -. Questa sono io, con Desperate Hosewives che saltellava per il segnale del digitale.
- Come si chiamava quello che portava i morti nella Divina Commedia? -.
- Cosa? -. Probabilmente pensavo di non aver capito bene. E invece sì.
- Ho fatto un sogno -. 
Dentro me è risuonato tipo "I HAD A DREAM", ma lui non era Martin Luther King. Dannazione.
- Dai, quello che portava le anime..chi era? Con Dante, Virgilio! -.
- Ehhhm -. Caron dimonio, occhi di bragia, pensavo. Ma tacevo.
- Va beh. Comunque. Ho fatto un sogno. Il mio pupazzo di peluche mi portava nel viaggio -.
Un pennuto, vi preciso. Un pennuto di velluto (questa rima mi è venuta così, sappiatelo, e ne vado fiera).
- Ti portava..-. Io ero ormai entrata in modalità ripetizione. Modalità "ecolalica" si chiama, ma tanto non succede mai che l'interlocutore capisca che sta dicendo stronzate, o almeno non capita con i miei interlocutori.
- Sìsì. Mi diceva che era andato in pensione -.
- In pensione.. -.
- Sì, ma che era tornato per me -.
- Per te.. -.
- Per me un ultimo giorno di lavoro si poteva fare! -.
- Si poteva fare..-.
- Mi ascolti? -.
- Ti as..sìsì, ti ascolto.. -.
You....what??!

E mentre mi si snocciolava questo delirio onirico, dentro di me riflettevo. Pensavo..avete presente quando aprono il cranio e si vede il cervello di Saw, l'enigmista? (io no, non l'ho visto, ma pensavo a quello lo stesso). 
Mi dicevo: ma se lo facesse lui (magico interlocutore delle 9 di mattina)..sai quanta merda bisognerebbe togliere dagli interstizi sinaptici? Ma proprio tanta.
Sarebbe il caso di consigliargliela, dite? Magari, levandola, quello che resterebbe sarebbe comunque una telefonata alle 9 di mattina (illudiamoci: magari alle 9,30), però il dialogo sarebbe tipo:
- Mmm..pohhnto? -.
- Mm..hutto bene? -.
- Shi..shì -.
- Mmm..ntiamo dopo -.
- Shi..shaaao -.

Che dico: è nella norma, no? 
Chiedo troppo?

5 agosto 2013

I don't give a...

"Mi perderai a fare così, lo sai?"

Se non sei la mia chiave di casa, o il portafoglio, non è che m'importa molto....lo sai?

Me li ha fatti sorbire tutti i suoi film, tanto vale che li sfrutti per qualcosa...

3 agosto 2013

Schifosamente.

Ho voglia di piangere.
Sapete quando gli occhi solleticano, e le lacrime escono piano e bruciano da morire?
Me le immagino a cascata. Ho pure il rimmel. Secco, vabbè.
Sparita un'altra volta.
Cazzo di coraggio ha?
Sparita UN'ALTRA VOLTA.
No. E' che mi sono rotta i coglioni di essere presa per il culo.
Detto diecimila volte, tipo.

Ma lui non ascolta. Lui non sa ascoltare.
Lui non ricorda. Cervello come formaggio bucato.
E cosa pretendo? Cosa pretendevo?
Si sveglia e chiama. Si sveglia e scrive come a dire:
"Non sei libera".
E invece lo sono. E me ne vado.
Nemmeno capace di chiedere aiuto. Che maturità sarebbe?
Io lo odio.

Scrivo vomitando fuori.
Storie che non c'entrano.
False. Passato. Sanguisughe.
IlBorneoèinfestatodallesanguisughe.
Cosa c'entra?
Io dovrei essere felice. Schifosamente felice.
Mi accorgo che prendere e andare non è mai stato così vicino.
Paura.

2 agosto 2013

Mica tutti c'han dentro ACCA-GI

Sono appena entrata nell'ottica "sono iniziate le ferie". O forse non ancora,a dire il vero.
La realtà è che sono contenta di avere due intere settimane lontane da esserini al di sotto del metro e quaranta.
Ho in testa una lista infinita di cose che dovrei fare in questi quindici giorni e so (già ora) che non ne farò nemmeno mezza. Perché? Perché le ferie sono qualcosa con un inizio e soprattutto con una fine, il mezzo è indefinito.

Indefinito come certi sguardi. Come essere trattate di merda, rimanerci di merda e trattare conseguentemente di merda la persona che ti ha trattata di merda facendola restare di merda. 
Come certe telefonate che si fanno non perché si abbia qualcosa da dire. Come le promesse che odi sentire perché sai che non verranno mantenute, ma le ascolti. Perché sei lì.
Come inviti a cena da persone assolutamente improbabili, per esempio. Caramelle ripiene che compri perché non ci sono le toffee alla frutta e poi ti penti perché mica sono buone uguali. 
E l'elenco potrebbe andare avanti. Ma mi fermo.

Come mi sento ora? Chissenefrega? Io di certo no.

Vorrei avere la capacità di riuscire bene nelle foto. Tipo le tizie che assumono qualsiasi posa e sembrano uscite da uno spot di shampoo per capelli. Pulite dentro, strafighe fuori. Pure se stanno sul water a fare le loro cose.
Dico questa cosa delle foto non perché io sia maniaca eh. Però l'estete è periodo di foto, no? E io mi trovo venuta decentemente solo con sto burqa verde (che in realtà mi piace solo perché mi piace il verde...ma va beh). 

Che pazienza. 

Poi c'è la storia del mercurio (Hg). Quel solito pezzettino di mercurio che mi ritrovo dentro da quando son diventata perito chimico (che ancora manco la logopedia era stata presa in considerazione), che sballonzola e mi fa pericolosamente sbandare a destra e sinistra. Meraviglioso da vedere ma pesante da portarsi appresso tutto il tempo. Che pare essere pure meteoropatico (più che altro subirà gli effetti della temperatura, diciamocelo). 'Sta storia me la serbavo per me, poi quando l'ho confidata a qualcuno, quel qualcuno è andato a riferire del mio pezzo di Hg a un'estranea per fare colpo. Perciò (oltre ad aver escluso l'essere in questione dalla mia vita), ora posso raccontare del mio mercurio a chiunque. Non è più un segreto.

Alla fine fa figo. Che uno ti chiede: "Ma tu dentro di te...cosa senti?". 
E gli rispondi "Mercurio. Mercurio che sballonzola". 
Fa figo, dai. Tipo Iron Man col palladio. 
Mica tutti c'han dentro il mercurio.
Tsè.

31 luglio 2013

Perché mordere una Mou?

"SOLI.
L'HAN FATTO DA SOLI, LO GIURO.
hANNO MORSO DA SOLI
E ADESSO...
NON POSSO PIU' PARLARE,
INCOLLATA, APPICCICATA.
INCASTRATA.
FREGATA.
DA DUE GRAMMI DI MOU."

Che uno si chiede perché. Perché i denti - da soli, se non si fosse capito - hanno deciso di farlo.
Sapevano - subdoli - che il tutto si sarebbe impiastricciato in bocca.
Cavo orale come prigione appiccicosa.
Ma. Ma.
L'hanno fatto lo stesso.
Hanno masticato la Mou. Che era mezz'ora che me la ciucciavo stando attenta a non farle toccare la corona dei denti.

E uno (a cazzo, tipo io) pensa ai casi della vita.
Quei casi in cui sai già ti impiastriccerai in maniera irreversibile (tipo con la mostarda, ma di quella parlerò altrove e in altri momenti). Ma lo fai. Ti ci butti. A tuffo. Altro che la Pellegrini, Dio bono.

Poi, per l'appunto, uno si chiede il perché. E i casi sono svariati:
- MASOCHISMO
- TORNACONTO PERSONALE
- INCOERENZA
- SOLITUDINE
- COSì A CAZZO
Io, se a qualcuno interessasse, faccio parte della prima e della terza situazione. Decisamente.
Anche della quinta, dai.

Nel frattempo la Mou si è sciolta, diciamo. Resta una patina tra smalto e gengiva, abbastanza fastidiosa. 
Ma tant'è.
Tant.
E'.

30 luglio 2013

Stereognosia

Apri e tocchi, come sempre.
Confini. Mostrameli, i miei confini.
Ettagono spigoloso con una lima in mano
per smussare. Smusso. Smusso.
Muso duro e smusso.
Lacrimo e smusso,
con l'orecchio caldo - il destro - 
perché il sinistro non ce la faceva più
a sentire.
Dita. Dentro. Tutte attorno. Fuori.
Dita di bimbo con le unghie mangiate.
Smussate. Bagnate, la colpa è mia.
Non dire "diversi", dì "in bisogno".
Bisognanti. 
Bi-sognanti.
Che lo siamo, noi.
Sognatori (due) che non sanno
che sogno prendere,
su quale saltare
per dormire tranquillo, tu
e per sapere chi sono, io.
Chi sono?
Dormi?
Ssst. E io smusso. Smusso e saltano via 
trucioli. 
Trucioli ovunque.

E tu tasta, che un nome lo saprai dare.
Folle esercizio di stereognosia.
Tocca.