15 settembre 2021
Parole a latta di tonno
12 settembre 2021
A rovescio.
Questa mattina ho notato che quando scrivo qualcosa in versi (qualcosa di assolutamente mai definibile poesia, si intende), tendenzialmente lo scrivo a rovescio.
Parto con un verso, premo invio, riporto il cursore indietro e riempio gli spazi antecedenti.
Non capita così con la prosa. Con la prosa parto, parto per arrivare nemmeno so dove (ecco perché non sono una buona scrittrice) ma seguo l'ordine consueto.
Vedermi scrivere "a culo in su", come si dice dalle mie parti, mi fa immalinconire un po', se devo essere sincera. Perché è proprio come spesso mi sento. Al contrario. A rovescio. Una maglietta con etichette e cuciture all'esterno.
Sbagliata, se vogliamo generalizzare le cose.
L'occasione è stata questa:
9 settembre 2021
Nascondino.
4 settembre 2021
Oltre.
Avete presente quella sensazione di quando si incontra qualcuno in un contesto diverso dal solito? Ad esempio, c'è questo tizio alto alto e magro che assomiglia a un Giorgio Canali di periferia. Cioè della periferia di quella periferia da dove salta fuori il Giorgio Canali reale. Ad ogni modo: lo incontro spesso la mattina, mentre percorro il centro in larghe falcate per andare a lavoro. Ha sempre questo completo grigio che gli rende le gambe a sigaretta ancora più lunghe e dritte di quanto già non siano. I capelli raccolti in una coda sbrigativa (fino alla primavera li lasciava sciolti, ma ora sono cresciuti, evidentemente) e l'aria da comunista squattrinato. Oggi era a fare la spesa. Ci siamo incrociati tra la corsia dei formaggi e quella delle patatine ed entrambi, dopo una fugace occhiata, abbiamo distolto lo sguardo quasi imbarazzati. Perché non era normale incontrarci lì. Era come spiare una quotidianità che non aveva senso condividere, capite?
La stessa cosa - o meglio, una declinazione diversa dello stesso concetto - mi è capitata ieri sera.
Il gruppo era bene o male lo stesso. No, con elementi nuovi, lo ammetto. Elementi sconosciuti. Ma il mio ex gruppo di lavoro resta, nelle fondamenta, quello di sempre. Eppure, ieri sera, io mi sono sentita diversa. Mi sono sentita oltre tutto quello che stavo vedendo. Oltre quei meccanismi, quelle dinamiche, quelle modalità. Assolutamente restia ad immergermici nuovamente. Diversa. Aliena. Estranea. Ed è stato così scioccante che ancora oggi sento le vibrazioni lente delle onde emotive che si infrangono contro le mie pareti, all'interno.
Non faccio più parte di, e ancora non faccio parte di.
E, quindi, mi domando: di che cosa esattamente faccio parte?


