9 agosto 2016

Learnings #13

Durante questa estate sto sperimentando un'alternanza continua di momenti in cui sembra tutto perfetto e altri in cui prenderei a mazzate la gente. 
Detto questo sono in ferie, quindi va tutto molto bene. Figuriamoci quando sarò anche in vacanza.

1. Credo che le proprie fortune non vadano sbandierate e mostrate al solo scopo di procurare invidia. Credo che vadano conservate ed osservate come piccoli gioielli preziosi, ma forse sono io che lo credo perchè durante la mia vita mi è stato insegnato a guadagnarmi le cose.
2. La gente non capisce quanto coraggio serva per indossare un costume a due pezzi.
3. A volte è necessario guardare film horror che - si sa - ti faranno cagare.
4. Ho sempre paura di disturbare la gente. Nel dubbio non faccio, non dico, non chiedo. Ed è sbagliato, perchè io non disturbo nessuno, lo so. Devo solo convincermene.
5. Quando scrivi un racconto e il finale è presente nella tua testa ma non si concretizza, è una rottura di scatole.
6. Ho una grande capacità di resistenza, e penso derivi dal fatto che so interpretare abbastanza i pensieri che si annidano dietro a quei comportamenti che farebbero incazzare pure il Dalai Lama.



7. Ho sonno ma non riesco a dormire.
8. Se passo un giorno al fiume col costume a due pezzi, poi ne passerò altri tre come minimo a grattarmi le scottature nonostante avessi la crema. È un'ingiustizia.
9. I gatti sono animali notturni e, quando ne hanno la possibilità, scappano dal balcone e non si sa dove vadano. Bisogna farsene una ragione, oppure ti ammazzeranno.
10. Ci sono menti affini. Punto.
11. Se l'acqua mi arriva al seno, anche se tocco e non sono in pericolo, io SO di poter morire. Lo so.
12. Concludo. I frullati di pesca con latte e ghiaccio tritato sono i migliori amici della mia estate. Grazie Magic Bullet tarocco. Grazie.


29 luglio 2016

Svastica.

Questa è la dimensione nella quale ritorno quelle volte in cui ho nostalgia di casa, quando avrei voglia di spaccare tutto ma poi non lo faccio perchè, anche se ne avessi il diritto, sono - in fondo - un essere pacifico. È la dimensione che mi accoglie ogni volta e mi dice che sono la benvenuta, che assicura che capirò motivi e ritmi senza sforzo.
È un racconto. Un racconto di Charles Bukowski, il primo per me che di suo non ho mai letto niente. Gli ubriaconi non mi stanno simpatici, a dirla tutta.


Il racconto narra del rapimento del Presidente degli Stati Uniti, e non di un Presidente qualunque, ma del prescelto; quello che, dopo l'organizzazione degli omicidi Kennedy, è l'unico che possa davvero diventare il destinatario più compatibile.
Un contenitore, a tutti gli effetti, di un'identità altrui; quella che appartiene ormai ad un vecchio uomo, un ex dittatore tedesco creduto morto e invece sopravvissuto al Tempo e alla Storia. Uno che non ha mollato le redini del potere e, imbracciata la potente arma del progresso scientifico, la utilizzerà per sovvertire la gerarchia mondiale.

Uno scambio di corpi, per la precisione: chi era canuto e claudicante diverrà potente e pericoloso. D'altro canto chi crederebbe a un vecchio che nemmeno ricorda il proprio nome, se dovesse affermare di essere il Presidente degli USA?
Verrà naturalmente rinchiuso in un ospizio, dove sarà richiamato per il pranzo e distolto dalle sue solite fantasticherie, compatito perchè la troppa passione per la politica lo ha ridotto ad uno straccio. 
Per non parlare di quei baffetti sotto al naso, così simili a vecchi estremismi decaduti.

È una storia che insinua, insomma. Verrà infatti censurata per lungo tempo in Italia, esclusa dalla raccolta di cui fa originariamente parte, "Storie di ordinaria follia".
Ma il punto cruciale, per me, è un altro.

"Svastica" è - al di là delle insinuazioni appena citate - un racconto ben scritto, ben pensato, ben architettato.
È quella dimensione sicura e ben delimitata che assicura cinque minuti di lettura e l'attivazione del pensiero. Forse addirittura una notte tranquilla.
A chi scrive bei racconti dovrebbe essere dato un contributo economico, nessuno escluso: professionisti, principianti e appassionati amatoriali.

Chi scrive racconti, e forse Charles lo sapeva, ha una grande responsabilità: quella di avere poche parole e righe a disposizione per raggiungere lo stesso obiettivo che i grandi romanzieri ottengono con un libro intero, forse una saga: un sospiro di serenità.

E mica si dice merda, nè?

24 luglio 2016

Stamattina pioveva e mi son detta "auguri".

Su date sudate
piegate falangi
s'imprimono inermi;
lo smalto scheggiato
- un rosso corallo,
ricordo del bello,
entusiasta
motivo per cui
questo account ho voluto
creare -.

Ma il tempo
è una goccia
che cade
e cadendo
solleva zampilli
e polvere e i grani
s'infilano subdoli
- orpelli ancestrali -
negli occhi,
nei denti,
nei pori sudati.

Su dati mi prostro,
mi arrendo,
mi ignoro. 
Su dati intasati
prometto che mai
patirò del ritardo
quel triste supplizio
che annega la voglia
- mai più -:
l'iperfoga.


3 luglio 2016

Io speriamo che me ne vado.

Ecco. C'è questo aspetto del mio lavoro che riguarda l'equilibrio.
Quello che nella vita, fisicamente intendo, mi manca proprio. Sono in grado di sbilanciarmi stando su due piedi e in Pianura Padana, roba da cadere sbattendo il sedere senza manco accorgermi di come sono arrivata a baciare l'asfalto.
Eppure, appunto, il mio lavoro mi costringe ad una sorta di equilibrio pacato, quello che asseconda la corrente e si lascia lambire stando a vedere dove i flutti porteranno i detriti. È un meccanismo di salvaguardia importantissimo, perchè se mi permettessi uno sbandamento, il naufragio sarebbe all'ordine del giorno.

Avere a che fare con le persone, soprattutto quelle in difficoltà, è infatti un gioco sospeso su un filo a mezz'aria, dove l'instabilità è imprevedibile poichè i funamboli sono almeno due. A volte, parlando io necessariamente di bambini, anche tre o quattro. E mica è facile capire quale piroetta abbiano in mente. Sotto al filo, poi, non c'è la rete su cui cadere in caso di errore, no. C'è il vuoto.

E, accanto a questo equilibrio necessario, c'è l'importanza delle parole. Beh, sì, questa è deformazione professionale. È inevitabile.
Oltre ai funamboli, anche le parole hanno infatti il potere di far dondolare il filo, addirittura in maniera pericolosa. Una parola sbagliata può tranciare la fune di netto, sfilacciarla irreparabilmente o farla sussultare in un improvviso guizzo. Tutto sta nell'attutire l'impatto, sia quello delle nostre azioni sull'intero sistema, sia quello degli agiti altrui sul nostro stato. 

E, come sempre, mi rendo conto che ciò che risulta fattibile nella mia professione, non lo è praticamente mai nella mia vita. Parlavo di una barchetta nel mare in tempesta, tempo fa. È ancora là, quella barchetta, in mezzo alle onde. 
Si è arricchita di nuove vele, di un vasto equipaggio, forse persino di un possente albero maestro. Ecco, l'imbarcazione sembra rimanere però sprovvista di qualcosa di fondamentale: le scialuppe di salvataggio.
Da lì non si può scappare, va affrontato tutto stando in piedi sul pontile, lacerandosi le mani a furia di tendere le funi, mentre l'acqua salata butta schizzi che bruciano i palmi. E forse è giusto così: non fuggire, ma affrontare gli ostacoli a testa alta, anche quando si vorrebbe avere un mucchio di sabbia nel quale nascondere la testa fino al collo.

Stare lì, mentre le parole piovono tempestose a poppa, mentre casa non è più casa perchè sembra aver perso la sua identità, mentre ciò che era certo diventa dubbio, mentre la spiaggia è così lontana e tutto ondeggia caotico. 
Mentre in fondo, l'equilibrio cambia i propri connotati. E diventa il tentativo di non sbattere le teste e i nasi, volgendoli verso un obiettivo comune. 
Che voglio credere che ci sia, nonostante gli stia dando pagaiate da tempo, per spingerlo in profondità e non farlo venir fuori manco per sbaglio.

Voglio credere che ci sia.
Io voglio credere.

2 giugno 2016

La Marti pescivendola.

Oggi ho fatto le treccine dopo essermi lavata i capelli; ci dormirò su, così domani quando le scioglierò avrò un ondulato naturale ottenuto senza calore, cosa essenziale per i miei capelli con le quadruple punte.
Poi ho cercato un film da guardare per stasera.
Quindi ho visto dei video su Youtube di beauty-tubers e cazzare-tubers che mi fanno sempre venire voglie strane. Del tipo che domani vado a comprarmi delle scarpe simil Espadrillas perchè nelle mie All Stars tarocche dei cinesi ho fatto un buco; non guidando cammino troppo e devo avere una camminata sbagliata, dato che rompo tutte le scarpe che compro. E non andarci, dai cinesi, cazzo!, mi dico. Per una volta non fare la tirchia e spendi un po' di più che della tua salute e della postura non ne puoi mica fare a meno, santa pace!
Dopo ho dipinto con gli acquerelli, alla fine ci sto provando da un po' e anche se la carta non è quella giusta e pensavo avrei combinato disastri, invece no. Ecco, mi piace e mi fa passare il tempo. Sto costruendo uno zoo di animali dipinti e Raffa è la migliore. Almeno fino ad ora. 



Al termine di tutto questo ho pensato che avrei potuto togliere lo smalto dalle unghie e rimetterlo anche se non è così brutto, giusto per far passare il tempo, solo che sapevo che sarebbe stato solo per far passare il tempo e la cosa mi ha trovata restia e perplessa. E ho concluso che odio i giorni di festa in cui sono a casa e le mie ansie e i pensieri prendono il sopravvento, è meglio fare 14 terapie al giorno con mezz'ora di pausa pranzo e dover pisciare in fretta quando uno dei pazienti arriva un minuto dopo l'orario esatto e ti dici "Ahh, era da tre bimbi che me la tenevo, la vescica stava per esplodere!". E sei contenta così.

Ecco: penso che dovrei fare la pescivendola. La Marti pescivendola potrebbe trattare a pesci in faccia la gente  (ha i pesci per farlo, va da sè) e - se necessario - potrebbe pigliare a salmoni in faccia anche se stessa quando mai si atteggiasse a "quella figa" che non ha mai problemi, che è super sicura e che non ha bisogno di essere gelosa perchè se dovesse mai succedere qualcosa reagirebbe con tali fermezza e decisione che Xena Principessa Guerriera je fa 'n baffo. La Marti pescivendola puzzerebbe e non avrebbe fidanzati fighi con la parlantina sciolta e la prestanza fisica e la cultura e gli interessi e la vena artistica e quelcertononsochè di cui preoccuparsi perchè si è folli e ci si preoccupa per cose inesistenti e idiote. La Marti pescivendola starebbe con uno scorfano, si sa. E sarebbe più tranquilla, lo so.

Io devo cambiare lavoro, questo è il punto.
E le vacanze fanno male.

7 maggio 2016

Learnings #12

1. Io sono importante.
2. Non sono abituata a lamentarmi. Non lo faccio perchè penso di essere fortunata, e perchè credo che le cose brutte succedano a volte a me perchè sono in grado di superarle.
3. La gente non è abituata a sentire qualcuno che non si lamenta, così a volte dice che io sono strana perchè a me va bene tutto. 
4. A me non va bene tutto, ma di lamentarmi non sono capace. Quindi non lo faccio. Ed è una scelta precisa e consapevole.
5. Dormire è fondamentale.
6. Guardare tutorial su youtube fa credere alle persone di essere plausibilmente competenti in arti e mestieri. Il che è inesatto.
7. Vorrei provare a dipingere con gli acquerelli perchè ho visto dei tutorial su youtube.
8. Scrivere per me è importante. È importante, io non me lo devo dimenticare.
9. Le coroncine di fiori in testa e i pantaloni hippie sono fighi.
10. Non avrei mai pensato in vita mia di dire che i fiori o qualcosa di floreale fossero fighi.
11. Quando amo, io amo tanto.
12. Ho comprato una crema solare protezione bambini e un cappello bianco; ci ho messo quasi 28 anni, ma l'ho capito che contro il sole non sono imbattibile.
13. Non so quasi niente.
14. Io vado avanti, sempre.
15. L'estate mi fa paura.
16. Molte cose mi fanno paura, tipo i pipistrelli, guidare, le persone cattive e l'idea di perdere qualcuno che amo senza capire il perchè.
17. Vorrei sedermi sulle rive di un laghetto di montagna con un panino con la mortadella in mano e pucciare i piedi nell'acqua mentre mastico.
18. Oltre al sole, c'è anche un'altra cosa che non posso sconfiggere: il tempo.
19. Le scelte che ho preso e prendo, piccole o grandi che siano, fanno di me ciò che sono e del presente la mia vita.
20. Io sono importante.


30 aprile 2016

Pillole di logo (33)

Da quando ha iniziato il suo percorso terapeutico gli obiettivi logopedici raggiunti sono stati pochi. Tuttavia, quelli personali, comportamentali, umani - mi dico - sono stati immensi.
Non lo vedo sorridere come fa ultimamente da mai. E se il mio contributo rispetto a questo progresso si situasse attorno allo 0,001% penso che sarebbe comunque un qualcosa di cui potermi ritenere soddisfatta.

Resta il fatto che lui è un bambino capace di distrarsi in una stanza vuota e bianca, magari osservando il pulviscolo atmosferico raggiunto da un fugace raggio di sole. Che, peraltro, in questa giornata che sa di autunno non c'è manco per sbaglio.
Stiamo lavorando su lettura e comprensione di frasi brevi brevi. Ma molto brevi, se non si fosse inteso. In pratica lui deve leggere e, una volta compreso il concetto, lo deve rappresentare con un disegno. 
Lui diventerà un fumettista da grande. Io lo penso davvero.

Arranca sulle parole che gli ho scritto in stampato maiuscolo.
- "CI..no..CHI E DO..SSSS CUUU SA..A..LA..MAMMA!" - dice.
- Bravo! "Chiedo scusa alla mamma". Dai, prova a disegnare nel rettangolo sotto -.
Vedo che si ferma a pensare, e forse si perde nel suo rimuginare infinito.
- Allora!! Oggi ci stiamo perdendo in un bicchiere d'acquaaaa! - gli dico scuotendo la mia bottiglietta di plastica vicino all'orecchio. Lui si mette a ridere, poi prende la matita e si mette a tracciare il disegno.

Inizio a compilare la cartella di oggi e poi rialzo gli occhi. Quando lo faccio, sbuffo con disappunto.
- Ma dovevi disegnare "Chiedo scusa alla mamma"! Cosa sarebbe questo bambino con la testa pasticciata? Se stai disegnando non ti devi distrarre e fare gli scarabocchi..era un bel disegno, giusto! Mi spieghi? - dico con durezza, mentre afferro la gomma.
Lui osserva il foglio mogio mogio.
- E va bene, scusami. Era un bimbo che voleva prendere i biscotti in alto, ma ha fatto cadere la scatola e gli è finita in testa e è tutto sporco, vedi? E allora vuole chiedere scusa alla mamma perchè non si fa..non si fa vedi? E va bene, e va bene scusa..dammi la gomma -.
E sono io ora che mi sento sporca. Non in testa ma dentro. Dentro. 
E mi viene voglia di piangere.

- No, sai? È una storia meravigliosa, quella che hai inventato. È bellissima e giusta. Non c'è mica bisogno della gomma, stai facendo bene. Continua, per piacere - dico a bassa voce, piena di vergogna. Aggiunge una mamma a braccia conserte e continua come se non gli avessi fatto nessun torto, perchè i bambini sono così. Puri.
O forse perchè sanno che gli adulti sono stupidi.
- È così perchè è arrabbiata - mi dice drammatizzando la scena, tutto divertito.

Bene, penso. È proprio successo, e io non me ne sono accorta.
Devo essere diventata grande, tutto d'un colpo.

È tanto triste.