30 agosto 2013

Dipendenze (caffè).

Una tizia qualsiasi un giorno va a cercare una macchinetta del caffè nuova, perché quella vecchia - con suo sconvolgimento e somma disperazione - si è guastata in maniera pressoché definitiva. E perché è una caffeinomane, chiaramente. 
Gira e gira per i reparti, osservando tutti i più moderni ed infernali aggeggi spara-caffeina, rimanendo affascinata da luci al neon, superfici d'acciaio, pulsanti colorati, led che la salutano da lontano, intuendo la sua presenza dall'aumento della temperatura ambientale circostante. Alla fine prende una decisione. Prenderà quella macchinetta a buon prezzo perché è di buona marca, ha tre sistemi di caricamento (cialde, polvere e capsule) ed ha pure una deliziosa forma a moka che mette assai di buon umore.
Ha preso una saggia decisione, pensa. Questo le eviterà di fare questa fine (si ringrazia Eli per il suggerimento, come sempre):



26 agosto 2013

Consegna: riordina le sequenze.

Ho le dita dei piedi fredde, e ripeterlo per la terza volta mi fa sorridere.
Incrocio le dita delle mani con quelle dei piedi e scuoto la testa per scacciare vecchi ricordi.
Uno scooter fuori romba e la tv continua a passare volti troppo giovani. 
Non ho più voglia di scrivere storie, non mi vengono. Quelle che mi vengono non le caga nessuno, e io ho bisogno che qualcuno caghi quello che scrivo. Si capisce? O capisco sempre e solo io? 
Fa niente, nel caso.

Ho le dita dei piedi fredde.
Sono qui un lunedì mattina davanti alla televisione che passa un video in collaborazione tra due “artisti” che non c’entrano nulla l’uno con l’altra e mi viene in mente che lui, una volta, abitava sopra casa tua. 
Così mi avevi detto. Sembra un viziato. Uno che è lì non si sa perché.
Mi tengo dentro il vuoto che di te mi resta.

Ho le dita dei piedi fredde e questo post non ha decisamente senso, letto così fino alla fine.
Chiedo scusa.
Ora lo dividerò in sequenze e le mescolerò, per darvi l’idea di come tutti questi concetti siano posti a casaccio nella mia testa. Cosicché io non capisca proprio un bel nulla.
A chiunque riesca a riordinarlo o ci tenti, va un mio GRAZIE, insieme a un sorriso.

23 agosto 2013

Tempi moderni

Okkei. Ho scaricato l’applicazione gratuita che consente di messaggiare, videochiamare (e sicuramente molte altre cose che ancora non so) sul mio telefono. Non faccio nomi ma, per farmi capire, è quella pubblicizzata dal personaggio che la mia ignoranza calcistica - e sportiva in generale, ehh sì - mi porta ad etichettare “essere umano brutto e col nasone”. Cioè Messi.
Uno di quei miliardari in mutandoni che rincorrono una sfera che rotola, per intenderci.

Comunque.
No, è carino eh. Una valida alternativa per quando UOZZAP mi scadrà in versione free.
Ma la cosa che intrippa sono tutte ‘ste opzioni SOCIAL. Che fafffigo dai.
Ditemi: potevo io resistere???
Ma no! Ora vi illustro alcuni dei miei risultati.



22 agosto 2013

Meteo

Una bufera da freddo della madonna dentro.

Chiamiamolo Billy

Stamattina è capitata una cosa abbastanza schifosa.
Rifaccio il letto e raccolgo il copriletto da terra (lo butto giù ogni sera, visto che fa un caldo porco).
Beh, tra le pieghe, salta fuori un bacarozzo nero gigantesco. Ma gigantesco nel senso che sarà stato 5 cm di lunghezza. NEL MIO LETTO, si capisce?

Bene. Entro in panico e mentre scarto l’opzione Bear Grills (prendilo con le dita e mangialo) corro a prendere la paletta per la polvere. Non considerando che quei cosi ad 8 zampe sono dannatamente rapidi.
Beh, il bacarozzo (chiamiamolo Billy) finisce sotto il mio letto incassato nell’armadio a ponte (chiaaaro).
Impanicata ancora di più estraggo il cassettone sotto al letto e lì lo vedo: Billy è al sicuro all’ombra immerso in alcuni gatti di polvere. Porcazzozza. Sposto i mobili e prendo la scopa.

Mi dico “Ehi..è da un po’ che qui sotto non pulisco” (cercando nella mia mente un momento passato in cui io lo abbia davvero fatto…ehm…).
Non sapevo cosa sarebbe saltato fuori da lì sotto. Nell’ordine:
1. Polvere. Di quella soda, condensata. Lo so, fa schifo.
2. Bacche rosse. Rapido flash di quella carinissima piantina secca che si trovava sulle mensole nella parte opposta della stanza e che, durante la mia assenza in un weekend, ha bellamente deciso di cappottarsi disfacendosi per tutta la stanza. Era lo scorso inverno. Il termometro in casa (dopo 3 giorni di stufa spenta) segnava 9.8 gradi e io, nel raccogliere i cocci del bicchierino della pianta, mi sono tagliata il dito. È stato allora che mi sono chiesta se mi trovassi per caso sul set dell’ultimo capitolo della saga “Saw l’enigmista”.
3. Un insetto di gomma arancione. No, cioè. Che cazzo è questa cosa? Di quale proprietario del mio monolocale sarà mai stato quel COSO? Approposito: prima di buttarlo nel cestino ho fatto delle foto. Vorrei che qualcuno, se mai lo sapesse, mi spiegasse a quale specie appartiene.
4. Una pallina trasparente.





Lo so che qualcuno a questo punto se lo starà chiedendo.
NO: il bacarozzo Billy non so assolutamente che fine abbia fatto.
Penso che stanotte acquisirò il potere della levitazione e dormirò nell'aria. 
Sì, farò così.

20 agosto 2013

Stoc...

19 agosto, 21.15
Rientrata da circa mezz'ora nel mio alloggio in solitaria a Crema.
Ferie finite, domani si torna a lavorare.
È appena iniziato uno di quei temporali con lampi, tuoni, acqua, venticello.
Stato umorale: FIGATA ASSURDA.
Per ora il mio ruolo da asociale incallita sta andando alla grande.
Vedremo domani a fine giornata come andrà.

Domani (cioè oggi, cioè ora) a fine giornata
Oggi solo 7 pazientini. Mooolti meno del solito; sintetizzabili con:
-          No xy, se non parli, Po (sì, quello dei Teletubbies) non te lo do! *mescolino* Nonnonnò! Se non mi dici “prendo Po”, allora lui resta nella scatola a fare la nanna! *faccio il verso zzzz-ffffiuuu-zzzz-fffiuuu*
-          Che hai fatto xy in queste due settimane? NIENTE. *okkei..*
-          xy, mi stai guardando? Ma cerrrrrto Marrrrrtinona! *sputacchia sul foglio e sulla mano, guardando palesemente i disegni sul muro* xy, ti ho detto: guardami, non vedo i tuoi occhi sui miei! Ti guarrrrrdo! *non guarda decisamente me*
-          Che begli occhiali nuovi xy! Sìsì sono come i tuoi ma i miei sono rosa e i tuoi verdi (…già. Identici insomma) Dove vanno i bimbi, xy? Al cimeva! Al cidela! Al cimema! Al civeda! *lo ammetto, dopo 20 volte ho rinunciato*
-          Ciao xy! Salve papà! Come sta la mamma? Bene…lievita, ma bene! (è in dolce attesa, devono piacerle i poeti, a quanto pare)
-          Ma ciao xy! Come sono andati gli esercizi con la S di serpente? (la mamma) Bene bene, falle sentire xy! SSSSCHIACCIANOCI! *mi dirà schiaccianoci tipo 15 volte fino alla fine della seduta*
-          Ciao Xy! Hai fatto gli esercizi in questi 15 giorni? NO *fucile a canne mozze, per cortesia*.

Un ottimo rientro!!!! E io sono di ottimo umore (sono seria!!!!).
Continuo a pensare che fare la logopedista sia la cosa più bella del mondo.



PS: dopo il lavoro, io e Anna ci premiamo da Waffle & Co, discutendo di lunghezze di piedi maschili (…..ho detto piedi!) e traducendo la parola “tozzo” in inglese (stocky…really stoc...stocky).

Il premio è questo. Cioè, dai. Ho detto tutto.

19 agosto 2013

Mica cazz(uol)ate.

Era un edificio brutto, fuori.
Padiglione 9 - Hospice. Salivi le scalette, avevi davanti due porte vetrate.
Superata la prima, sulla seconda stava scritto “Tenere chiuso il passaggio. Ambiente climatizzato. Grazie”.
Grazie, dicevano. Era la cortesia, a stupire.
La sua stanzetta era quella di fronte all’ingresso, che se salivi le scale con la testa alta, ancora prima delle doppie porte, la vedevi sul suo trono di lenzuola. Come scettro la bombola dell’ossigeno, come mantello i vari cuscini impilati per far respirare meglio i polmoni pieni di cancro.
Che se le dicevi “Ma perché non chiudi la porta? Sai che ti si vede da fuori?”, lei rispondeva che a chiudere le sembrava di non respirare. E poi le piaceva vedere la gente che passava.
Curiosona (se interessasse, sempre SE, andate QUI ).



Anche lui era brutto, fuori.
Vecchie cicatrici che si era fatto volontariamente. Tredici tatuaggi (quelli no: bellissimi). Chili e anni di troppo. Alcool di troppo. Anche per lui una sorta di doppia vetrata da superare. Superata la prima, sulla seconda stava scritto “Guarda che se apri devi farlo davvero. Io faccio il figo ma la verità è che se soffi troppo forte cado a pezzi”. Stava su con lo sputo.
E io, a lungo andare, una stampella. Marty-stampella. Marty che se si allontana di un passo lui impazzisce. Lui che non ce la fa. Lui che cade. Ma lui ha aveva ha quelle mani. Quelle mani mi toccavano e mi facevano sentire le mie linee, i miei confini. La mia forma. Quelle mani mi davano un senso. Con quelle mani io sapevo chi ero e loro sapevano chi io fossi.



Ma. Ma. Non potevo recitare per sempre il ruolo della stampella. Come non avrei mai potuto essere i cuscini che sorreggevano una paziente oncologica al vecchio Padiglione 9, la bombola che permetteva l’ingresso di qualche molecola di ossigeno in più nella sua trachea. Da poco vedo la similitudine (una delle solite che di sicuro noto solo io). La similitudine è il concetto di malattia. C’era malattia in entrambe le situazioni, solo una – la seconda – più subdola e nascosta.

Perché è parso più naturale “lasciar andare” una persona malata terminale di cancro ai polmoni, e invece mi son trascinata mesi e mesi (non mentire, Marty, ti ci trascini ancora, vacca miseria) in una situazione che non aveva ha senso d’esistere? 
Perché le sue mani mi davano un senso.
Eh. Cara bella. Cazzate. Il senso, se ne hai voglia, ti fai il culo e te lo trovi da sola.

Ti fai il culo.
E te lo trovi.

DA SOLA.